Cautionary tale

Un tale vide un serpente intirizzito dal gelo.
Si impietosì e lo raccolse nel suo grembo,
per riscaldarlo.
Il serpente, appena si riprese,
con uno scatto fulmineo lo morse, e quello morì.
Quando un altro serpente chiese
perché aveva commesso quel delitto, rispose:
<< Perché nessuno impari
     a far del bene ai perfidi >>

Fedro.

Il corpicino imbrattato di sangue giace simile a un pupazzo abbandonato al centro del controviale stipato di bidoni della spazzatura e cartacce sull’asfalto crepato. Un sole smorto filtrato da nuvole fosche sembra voglia consolarlo. Gli occhietti rosso rubino appena socchiusi, un ghigno rassegnato a piegargli le labbra: è un ratto nero, con una coda incredibilmente lunga.

La bambina si avvicina furtiva, indugia per qualche secondo nell’istantanea di quel dolore arcaico, come ad assorbirne i dettagli: l’occhio vitreo, il corpo rigido… poi d’improvviso le pare di notare un debole cenno di vita, un sospiro che produce schiuma vermiglia agli angoli del musetto. La bambina gira attorno alla carcassa per qualche secondo, poi, come folgorata da un’idea tanto improvvisa quanto irrazionale, corre a casa lasciando che l’aria gelida le spalanchi i polmoni

Quando apre la porta di casa, sente in lontananza il borbottio della televisione e un acre odore di fumo di sigaretta frammisto a piedi sudati: anche questa mattina suo padre è rimasto a casa.  Scivola con passi ovattati giù dalle scale del seminterrato venendo inghiottita un gradino alla volta dal buio della stanza. Riemerge dopo qualche minuto con un paio di guanti da giardino grandi, grandissimi esageratamente grandi per le sue manine.  

La bambina è spinta da un’idea tanto ingenua quanto illogica, ma in una sfumatura più indulgente, il suo tentativo mostra il fianco alla speranza. Ed è proprio questo il paradosso della speranza: poter dare tutto con la possibilità che nulla venga restituito in cambio; no, forse non è speranza, forse è solo un atto di disperazione travestito da coraggio.

La bambina si avvicina intimorita, raccoglie il ratto con cura da terra, sente il corpicino cedere, un ovvio segno di morte. La bambina inizia a eseguire un lieve massaggio cardiaco sul ratto inerme, la lunga coda nera che le scivola sui fianchi, il cielo sempre più cupo lascia cadere qualche leggera goccia sull’asfalto crepato; in lontananza un gruppo di ragazzi aspetta il bus scolastico che neanche questa mattina passerà.

Le intenzioni della bambina sono così pure, ora ci crede davvero di poter salvare il ratto e lasciarlo di nuovo in libertà, poi il ratto alza la testa, affonda i denti aguzzi nell’incavo della mano destra perforando i guanti. La bambina urla, il ratto le cade dalle mani e sbatte violentemente a terra, dove rimane inerme.

Quando Soraya raggiunge il suono di quelle grida, trova la bambina rannicchiata per terra, la schiena appoggiata al muro di cinta di una casa, gli occhi gonfi di lacrime di vergogna più che di dolore, poi allunga lo sguardo, vede il ratto inerme e lancia un urlo terrorizzato.

«Non sono riuscita a salvarlo» singhiozza la bambina.

Soraya non risponde subito, si limita a valutare la situazione. A quanto pare il suo bus delle sette e mezza è così in ritardo che i bambini delle scuole elementari si stanno a loro volta dirigendo alla fermata per il giro delle otto e un quarto. Ormai con i ritardi dei bus scolastici qui in America si va avanti dall’inizio di settembre, da quando le scuole hanno riaperto dopo la pandemia. Mancano inseganti, bidelli, autisti di scuolabus, manca un po’ di tutto a scuola, tranne gli alunni.

«Ma come è successo?» domanda Soraya fissando il lungo ratto inerme.

«Era ferito… e volevo… volevo…»

A Sorya torna in mente una lezione di Mr.D, un percorso monografico sui cautionary tales, i racconti folklorici per insegnare ai bambini l’importanza del pericolo, ed in particolare di una storia di Fedro così incredibilmente simile a quella di un antico racconto Cherokee:

Un bambino camminando lungo un sentiero si imabatte in un serpente a sonagli. Il serpente sta invecchiando e con un filo di voce chiede: “Per favore ragazzino, puoi portarmi in cima alla montagna? Spero di vedere il tramonto un’ultima volta prima di morire”. Il bambino Cherokee risponde: “No, signor serpente a sonagli. Se ti prendo in braccio, mi mordi e morirò”. Il serpente a sonagli insiste: “No, te lo prometto. Non ti morderò. Per favore, portami solo sulla montagna”. Il bambino ci pensa e alla fine prende quel serpente a sonagli, se lo avvicina al petto e lo porta in cima alla montagna.

Seduti sulla vetta stanno lì e per un po’ ammirano il tramonto insieme. Poi, dopo il tramonto, il serpente a sonagli si volta verso il bambino e chiede: “Posso andare a casa adesso? Sono stanco e sono vecchio”. Il bambino raccoglie il serpente a sonagli e di nuovo se lo porta al petto e lo tiene stretto e sicuro. Scende dalla montagna tenendo con cura il serpente scaladandolo con iul calore del suo corpo. D’un tratto, il serpente a sonagli si volta di scatto e morde il bambino al petto. Il bambino grida sorpreso: “Signor serpente, perché l’ha fatto? Adesso morirò sicuramente!” Il serpente a sonagli lo guarda e sorride amaro: “Sapevi benissimo cos’ ero quando mi hai preso in braccio”.

A quanto pare Fedro era un saggio cherokee….


Entro la fine di questo anno scolastico, negli Stati Uniti d’America quasi un insegnante su quattro ha affermato che probabilmente lascerà il lavoro. Ma i funzionari scolastici in tutto il paese affermano che la carenza si estende oltre gli insegnanti e include autisti di autobus, personale addetto alla manutenzione e altro ancora.

La carenza di insegnanti prima della pandemia era già un problema. Il COVID-19 ha peggiorato le cose. Quando la National Education Association ha intervistato quasi 2.700 insegnanti a giugno, il 32% ha affermato che la pandemia li ha spinti a lasciare l’insegnamento prima del previsto.

Education is the passport to the future, for tomorrow belongs to those who prepare for it today.

Malcolm X

La storia di questa settimana, l’ultima della collana VentiVentuno è liberamente ispirata ad un racconto che una mia ex alunna ha scritto nella sua lettera per l’ammissione al college: The dead rat. Con l’augurio che il 2022 possa regalarle l’ammissione, riporto qui le prime righe della sua lettera tanto poetica quanto coraggiosa:

Lifeless body smeared with blood. It was a rat, but it was still very morbid. At first, I was frightened by the fact that a rat was so close in my vicinity but then I noticed a faint heartbeat. I felt drawn to it, as if it was my duty to keep it alive...

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "People only call teachers lucky when breaks are involved; otherwise we have the "I don't know how you do it" career"

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

2 thoughts on “Cautionary tale

  1. Agricola, hiemali die domo egressus, anguem in via reperit frigore paene exstinctum…
    I Suoi racconti sono spesso un piccolo bagno di giovinezza: l’unica amara conclusione è che la bellezza del latino forse la si apprezza con pienezza solo alla mia non più verde età. Mille auguri, Mr D.

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