Pro-nouns

Un congiuntivo in più, un dubbio esistenziale di troppo e venivi bollato per sempre come finocchio.

Dal film Ovosodo

Un sole obliquo graffia la finestrella che dà su White Oak facendosi strada filtrando tra le veneziane socchiuse; è l’autunno che brilla di amaranto e rosso rubino, ricordandomi che Camus aveva ragione: l’autunno davvero è una seconda primavera in cui ogni foglia è un fiore.

«Quot feminae sunt? quante femmine ci sono? » Domando alla classe indicando un tavolo con quattro studenti, due ragazzi e due ragazze.

La classe pende dalle mie labbra, sorrisi timidi e impacciati che fanno capolino tra l’argento opaco degli apparecchi dei denti; nessuno osa rispondere. Dopo una pausa teatrale, mi rivolgo direttamente al tavolo che ho indicato, punto Lily, la ragazza sulla destra: è esile come un giunco, i capelli corti e neri lucidissimi, una pelle bianchissima, quasi trasparente, un collo lungo, smalto nero sulle unghie delle dita secche e affusolate, due occhi vispi e scuri: «Lily…» l’apostrofo con tono pedante, «Quot feminae sunt in tua mensa?»

Lily si passa una mano sulla zazzera di capelli, alza l’indice in aria e dice: «Quante ragazze al mio tavolo? Una…»

«Ah ah… Una tantum? soltanto una?» domando con una voce canzonatoria inarcando il sopracciglio destro. La classe ride.

Lily no…

«Sì… solo una» Replica lei, asciutta.

«Enumeravistine te? Ti sei contata?» Domando.

«Sì… mi sono contat…»

Il mònotono beep monotòno le strozza la parola in gola. Lily sta per aggiungere qualcosa ma gli altri ragazzi si sono già alzati infilando frettolosamente i quaderni negli zaini. Lei indugia per qualche secondo, poi abbassa la testa sul banco, raccoglie le sue cose, si alza a si dirige verso la porta evitando di incrociare il mio sguardo.

Scrivo un appunto sul post-it giallo: Ripassare i generi con Lily, scrivo scuotendo la testa.


I think Latin has impacted me the most in high school. Learning a dead language was very interesting and quite uncommon….

Terza ora, seduto al computer, sorseggio distrattamente un caffè mentre leggo il brag sheet di Kaylee. Brag sheet, letteralmente il foglio di vanto, una specie di curriculum vitae scolastico che ogni studente dell’ultimo anno deve dare all’insegnante a cui chiede di scrivere una lettera di raccomandazione per l’università. Beh, il brag sheet di Kaylee si vanta soltanto di una cosa:

Ho fatto la cheerleader per tutti i miei quattro anni di liceo. Sono anche stata nella Junior Varsity della stagione autunnale e invernale. Per due stagioni sono stata anche il capitano della squadra. Posso districarmi in diversi ruoli e modestamente ho una certa esperienza come flyer, secondary base e back spot.

Punto.

A parte librarsi in aria e saltare in palestra tutti i pomeriggi Kaylee ammette candidamente di aver fatto ben poco, però latino le è piaciuto, e anche Mr. D che adesso deve scriverne le res gestae che hanno basi pastose e zuccherate come Nutella che si scioglie al sole.

Giro la testa e incrocio lo sguardo con quello del poster di Lucrezio che mi sorride con benevolenza, ricordandomi che Kaylee a differenza mia della vita ha capito tutto perché in fondo il fine ultimo dell’esistenza è il piacere.

Scuoto la testa nervosamente – Lucrezio… se avessi avuto bisogno di un consiglio palloso mi sarei rivolto a Cicerone…-

Lucrezio scuote la testa e sospira bonariamente, poi finalmente decide di suggerirmi qualcosa di sensato:

Se è nervosa e secca di’ che è “una gazzella”… se è piccoletta falla diventare “una delle Grazie”, “tutta puro sale”, se è corpulenta e smisurata è “un prodigio” ed è “piena di maestà” Se è balbuziente “cinguetta”, se è muta è “pudica”; se è irruente, odiosa, linguacciuta di’ che è “tutta fuoco”.

Lucrezio De rerum natura
Titus Lucretius Carus (c. 99–55 a.C.n.) fpoëta Romanus, qui in poëmate De Rerum Natura, longo carmine didactico, hexametricis versibus doctrinam physicam Epicuri exposuit.

To Whom it May concern, comincio a digitare nel creativo compito di trasformare Kaylee, la cherleader della nostra scuola, nella reincarnazione di Sappho trapiantata nella Chesapeake Bay, quando ricevo una mail.

Gentile Mr. D, sono Lily, volevo inviarle un’e-mail riguardo al mio genere e ai pronomi che mi identificano. So che non è ovvio per come mi presento, ma sono un ragazzo trans e i miei pronomi sono he, him his… Avevo provato a correggerla durante la lezione quando mi chiamava ripetutamente ragazza ma lei rideva e non mi ha ascoltato… vede, ero un po’ turbato e dispiaciuto dal suo atteggiamento irritante. Io voglio essere riconosciuto come lui e se riuscisse ricordarselo lo apprezzerei molto. “

Di colpo mi sento cieco come l’indovino Tiresia, anzi no, solo stultior asino -più scemo di un asino – mentre rivivo in testa la lezione della prima ora. E adesso vedo chiaramente Lily che prova a dire qualcosa, io che la… lo zittisco bonariamente, la classe che ride, i suoi occhi pieni di inquietudine, io che me ne frego e insisto nel domandargli quante ragazze ci sono al suo tavolo, lei… lui che risponde di nuovo dicendo solo una, io che inarco il sopracciglio, la classe che scoppia in una seconda risata.

Mi giro con vergogna verso Lucrezio che questa volta si limita a scuotere la testa con indignazione: Interfice te cochleare… ucciditi con un cucchiaio, mi suggerisce piegando gli angoli della bocca in una smorfia di disgusto.

La resa dei conti arriva durante la pausa pranzo, quando la porta si apre e Lily entra e si va a sedere al suo posto. Restiamo in silenzio per qualche secondo, poi mi schiarisco la voce e mi limito a dire: «Scusa Lily »

« Nevermind…. » Replica lui.

«Lily… ma tu quando…»

«Quando ho cambiato pronome?» Mi anticipa lui, «io non ho cambiato pronome, sono semplicemente nato lui »

Provo a pensare a qualcosa di intelligente, poi però mi viene in mente che in Italia sarebbe molto complicato cambiarsi i pronomi, perché se un lui diventa lei potrebbe essere anche Lei nel senso di tu formale e poi il suo e la sua prendono il genere dalla cosa posseduta, mentre in inglese his and her hanno il genere della persona che possiede… his il suo di lui e her il suo di lei, poi penso che la metà dei miei colleghi in Italia forse se ne fregherebbe e continuerebbe a chiamarlo Lily e poi in inglese gli aggettivi non hanno un genere mentre in italiano oltre ai pronomi bisognerebbe cambiare tutti gli aggettivi e i participi passati…

…come sei introverso Lily, e profondo…

Lily dal canto suo sbocconcella il sandwich mentre continua a guardare il cellulare, ogni tanto piega gli angoli della bocca in un sorriso misurato. Il sole d’autunno gli illumina i capelli lucidissimi e neri, lui di tanto in tanto scosta la frangetta che gli copre gli occhi. Ha dei lineamenti del viso finissimi, labbra piatte di un rosso pallido, un nasino sottile, occhi neri e intensi incastrati in un ragazzo con i tratti di bambina.

Lily alza la testa e incrocia il mio sguardo: «Lo sa che il club LGBTQ della nostra scuola la settimana scorsa ha partecipato a un seminario sulla diversità sessuale nel mondo classico?»

«Il gruppo LGBTQ?» Mi limito a domandare.

«Certo… tra l’altro il presidente è un suo alunno, loro è davvero in gamba.»

«Ma quanti presidenti ci sono?»

«Uno… loro è Eunice Bateman.»

Provo a far finta di aver capito ma Lily capisce dal mio sguardo che non ho davvero capito, allora sorride con calma, beve un sorso di latte al cioccolato da un bricco di cartone che raccoglie con cura dal contenitore per il pranzo, fa una lunga pausa poi dice: «il pronome di Eunice è loro… they, them, their»

«E perché?» domando cercando di apparire sicuro di me.

«Così… perché loro non si sentono né maschio né femmina.»

Sto per dire loro chi, poi evito l’ennesima figura da fesso perché stiamo ovviamente parlando di Eunice, di loro per l’appunto.

Nella mezz’ora che segue mi lascio guidare da Lily lungo concetti sottili e impalpabili come condensa su vetri smerigliati e freddissimi. Lui parla con voce calda e pastosa, e io mi sento incredibilmente vecchio. Lily mi fa capire che in fondo l’amore non va catalogato, va semplicemente vissuto, perché le persone libere si innamorano di tutto. Lo sapeva bene il giovane Aminia, così innamorato di Narciso da non riuscire a desistere, e allora Narciso gli aveva donato una spada perché si uccidesse. Era morto così Aminia, trafiggendosi davanti alla casa di Narciso, pregando gli dei di vendicarlo.

E mentre io e Lily parliamo di amore, fuori dalla finestra l’autunno si mangia le ultime ombre dell’estate soffiando aria fredda lungo la baia e il rosso delle foglie si stempera nel cielo turchese. Lily sorride filtrando il mondo dai suoi occhi da bambino innocenti e smaliziati. Oltre il campo da baseball il murales del gruppo lgbtq della silvana high colora parte della pista di atletica ricordandomi che non c’è poesia più bella che vivere pienamente.

Scrivo storie da una immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America  vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere.

In tutte le librerie e sui principali siti di e-commerce:

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

6 thoughts on “Pro-nouns

  1. Questo argomento è di grande attualità per il mondo accademico. Ho seguito un seminario a tal proposito e so che stanno cercando di venire incontro all’inclusione di chi non vuole essere catalogato ne F ne M con l’utilizzo di un * . Per un insegnante di italiano questo è molto problematico per le ragioni esposte da Michele. Sto facendo ricerca sull’argomento e mi sono accorta che nel mondo accademico italiano a livello universitario se ne parla fin dagli anni ottanta.

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  2. Come tracciare il confine fra normalità, eccentricità e malattia mentale? Se io mi identifico come un semideo, posso obbligare gli altri a trattarmi come tale? La scienza dovrebbe ovviamente informare la politica e la cultura, ma come fidarsi del’obiettività delle scienze sociali, che sono dominate in certi casi al 95% da un’unica parte politica, con ricercatori che ammettono apertamente di boicottare le posizioni dissenzienti?

    La cancel culture è ormai sotto gli occhi di tutti, e colpisce non più solo i consevatori come Jordan B. Peterson, ma anche persone solidamente di sinistra come J.K. Rowling, Jesse Singal e Bari Weiss, giusto per citare i casi più famosi, non appena si permettono di sollevare dubbi sul pensiero unico dominante.

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    1. Con tutto il rispetto, ma cosa c’entra? Oltre a un errore metodologico fondamentale: le cosiddette “scienze sociali” non sono sensu stricto “scienze” per l’elementare motivo che ad esse non è applicabile il metodo galileiano. Rispettabilissime, ma non “scienza” se non al massimo occasionalmente. Nemmeno necessariamente ideologia, ci mancherebbe, ma non “scienza”. La stessa medicina, il mio mondo, è diventata (faticosamente) “scienza” solo da Pasteur e dal Positivismo in poi.

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  3. Nei primi anni ’90, prima dell’avvento dei farmaci che hanno trasformato l’infezione da HIV in una malattia cronica con speranza di vita molto prolungata e in tuttora crescita attuariale (quanto prolungata lo sapremo solo tra un paio di decenni almeno), mi occupai di AIDS e, di conseguenza, conobbi a fondo la comunità omosessuale maschile, ma anche indirettaemente femminile, di un’ampia area dell’Italia settentrionale, dell’Europa centrale. Qualche caso anche inglese; qualche altro episodio anche nel Minnesota anni prima.
    L’avevo completamente completamente dimenticato, ma una trentina d’anni fa o poco meno avevo già meditato sulle peculiarità degli aggettivi e dei pronomi possessivi così ben descritte nel racconto breve in inglese e nelle lingue neolatine: non l’avevo mai notato fino ad allora e avevo poi dimenticato quei pensieri. A suo modo il racconto, tra le inserzioni latine all’inizio e queste riemersioni alla menoria, mi ha fatto fare un breve bagno di giovinezza.

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  4. Davvero interessante come nel racconto interagiscano in maniera non scontata dinamiche diverse.
    Molto bello come emerga quanto la scuola sia luogo di apprendimento bilaterale: così come Kaylee ringrazia il Prof. D. per l’entusiasmo che lo ha “spinto” allo studio, ugualmente Prof. D. – professore di una lingua –
    impara da Aurora che la classificazione per generi attuata dalle lingue rischia di “cancellare” sfumature della vita reale e di identità in divenire, come quelle degli adolescenti.
    L’impoverirsi della lingua può essere legato, in una relazione biunivoca, a tale fenomeno di impoverimento della realtà ad opera delle “norme” linguistiche e grammaticali?
    Uno spunto di riflessione che il racconto sviluppa in maniera dolce e sottile…

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  5. Nel frattempo, non lontano dalla Sylvana High School, gli studenti di una scuola superiore della Virginia organizzano una protesta per una presunta violenza sessuale di una donna trasgender (ovvero un maschio che si identifica come donna) nei bagni femminili della scuola. Violenza che sarebbe stata coperta dagli amministratori della scuola trasferendo lo studente ad altra scuola, dove avrebbe commesso un’altra violenza (https://wjla.com/news/local/loudoun-county-public-schools-virginia-students-walkout-protest-stone-bridge-high-bathroom-sexual-assault)

    Questo è uno dei tanti legittimi problemi sollevati da chi si interroga sul radicalismo trasgender oggi imperante: le donne trasgender rimangono biologicamente uomini, e per un predatore sessuale diventa fin troppo facile prendere la scusa di identificarsi come donna per accedere agli spazi femminili una volta segregati in base alla realtà biologica anzichè alla totale soggettività del gender.

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