Il tuo posto è vuoto

Fuori dalla finestra una pioggia fredda di fine inverno picchia sui vetri. Io, seduto alla cattedra, correggo un passo di Seneca. Laiba entra nell’aula senza far rumore, sorride mentre le nocche battono sulla porta socchiusa. Rimane un po’ con me a parlare di progetti e di futuro mentre continuo a correggere facendo finta di prestare attenzione a quello che dice. Un domani sarà un medico, di questo è certa, dice. La prima donna a laurearsi nella sua famiglia, aggiunge. Viaggerà e poi, chissà… Io l’ascolto sorseggiando un caffè ormai tiepido, ascoltando le gocce di pioggia che tamburellano sui vetri, pensando al consiglio di classe straordinario di oggi pomeriggio. Laiba se ne accorge, abbozza un sorriso di circostanza, poi farfuglia qualcosa a proposito di Seneca. Prima di andarsene prende un foglio dalla stampante e scarabocchia qualcosa in arabo.

«Cos’è?»Le domando mentre esce dalla stanza.

«Niente di che… solo il suo nome » Taglia corto sparendo oltre la porta.


Giugno in Maryland, il caldo arroventa l’aria carica di umidità arrostendo le carcasse delle cicale che si decompongono sotto i tronchi degli alberi. Io nel frattempo riempio il vuoto della mattina leggendo un passo dell’Eneide. Una tempesta di sabbia fine e rossastra trasportata dal vento mi pizzica le narici con fragranze di peperoncino e zenzero, chiodi di garofano ed eucalipto. Occhi agili e inquisitori mi scrutano mentre continuo a tradurre i versi del sesto libro dell’Eneide.

uoi continuare a leggere? Questa storia Farà parte del mio nuovo libro in uscita a fine maggio inizio giugno…

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

3 thoughts on “Il tuo posto è vuoto

  1. Dear Mr D mi hai rituffato al 1986 quando abbandonata l’Italia per seguire il marito Americano mi sono iscritta all’Universita’ del Maryland. Fin da subito per paura di perdere la mia identità culturale prendevo gli appunti solamente in italiano.

    A poco a poco nessuno poteva leggere i miei scritti non solo perché in italiano ma anche perché l’inglese si insinuava inesorabilmente. Come alla foce dei fiumi l’acqua dolce entra in quella salata.

    Ho continuato per tutta la mia carriera scolastica ad ostinarmi a scrivere gli appunti delle lezioni che ascoltavo in italiano; anche per il master alla NDUM però l’inglese prepotentemente domina la mia vita e il mio linguaggio.

    Nei tuoi studenti del racconto rivedo la mia giovinezza di immigrata privilegiata.

    Ora solo la messa mi rimane nella mia lingua madre. Pregare in italiano rimane l’ultimo avamposto che non soccombe alla completa assimilazione.

    Buone vacanze; l’alunno che ti ha consegnato la frase nella sua madrelingua ti ha offerto il più nobile dei riconoscimenti che un insegnante possa aspirare.

    Continua a toccare gli animi ed i cuori dei giovani; rimarrai giovane anche tu

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  2. Letto solo ora, mi spiace: è parecchio che non entravo nel blog per problemi di tempo. È già passato per Milano per la Sua presentazione? Mi spiacerebbe, sarebbe stata un’occasione per conoscerLa.

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  3. Dimenticavo… Quel finale «No…C’è scritto: il tuo posto è vuoto.» e poi «In arabo vuol dire: mi mancherai…» è incantevole e, anche se non sono un insegnante (fare lezione ai coleghi medici non è la stessa cosa), credo che sia profondaamente giusto il commento finale di Giuliana, «il più nobile dei riconoscimenti che un insegnante possa aspirare.»

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