A est della notte

Al di là della baia i gabbiani planano accecati dalla luce abbacinante di un fervido cielo di metà maggio, ogni tanto si adagiano su qualche pilone di legno sbrecciato, come a riprendere fiato, poi via di nuovo su nel concavo azzurro.

Maggio in Maryland; cieli acquamarina striati da nuvole imbevute di pioggia, campi verde smeraldo infilzati da un esercito di elettrodotti ad alta tensione che si inseguono senza sosta oltre la linea grigia dell’orizzonte.

Intanto la nostra piccola aula è accerchiata da energiche spallate di vita. Al di là della finestra la primavera che si insinua maliziosa in ogni fessura, al di là della porta rumori attutiti di giovinezza e opportunità, di scalpitare gioioso e di sorrisi e di saluti e di arrivederci che sanno tanto di addii.

Sono i Seniors, i ragazzi dell’ultimo anno che negli Stati uniti finiscono il loro percorso di studi a metà maggio, un mese prima rispetto a tutti gli altri studenti. In questi ultimi ritagli di adolescenza occupano corridoi che conoscono a memoria per raccogliere gli ultimi feticci della loro giovinezza. Sono passi impazienti, carichi di aspettative e di sogni e speranze che si amalgamano alle paure e alle incertezze di tempi che si preannunciano variabili come previsioni meteo: tempo instabile con alternanza di cielo terso e sole e nuvole e rovesci improvvisi.

Nel frattempo io e i mei alunni del secondo anno, con la complicità di Publio Virgilio Marone da Andes stiamo uccidendo Eurialo e Niso un esametro alla volta, e poco importa che i due giovani troiani non sembrano avere poi così tanta voglia di essere liquidati tanto in fretta.

Eurialo era un fornaio

e Niso uno studente

scapparono in montagna

all’otto di settembre

i boschi già dormivano

ma un gufo li avvisava

c’era un posto di blocco

in fondo a quella strada.

Massimo Bubola. Eurialo e Niso.

Noi traduciamo e ascoltiamo le voci dei seniors al di là della porta facendo finta di non sentire, invidiosi delle loro libertà e delle loro promesse che non scendono ancora a patti con i compromessi. Sono Uriah e Sam, Priscilla e Kenzie, Destiny e Laiba; uno alla volta nelle ultime settimane mi hanno consegnato una copia dei loro senior portrait che adesso fanno capolino dalla bacheca alle mie spalle, sorrisi sinceri ed emozionati carichi di speranze e di promesse.

I ritratti dei senior sono una cosa serissima e tutta americana; riguardano la celebrazione di una fase della vita: per molti adolescenti l’intero anno da senior è pieno di pietre miliari ed è sicuramente degno di nota e celebrato in molti modi e la foto ritratto non fa eccezione. È il loro ultimo anno di liceo, ma simbolicamente molto di più. Tipicamente è anche il loro ultimo anno con gli amici del quartiere con cui sono cresciuti, il loro ultimo anno a casa, il loro ultimo anno in cui sono veramente sotto le ali protettrici dei genitori. È un equilibrio sottilissimo con la vertigine di essere all’apice di qualcosa di grande: il futuro. Da settembre non vedranno mai più il mondo con gli stessi occhi e allora documentarlo con una fotografia professionale è un modo per assicurarsi di intrappolarne l’anima fissandola nell’eternità. Forever 21

Va da sé che quello dei senior portrait è anche un business da migliaia di dollari; il costo medio di un servizio fotografico varia dai duecento ai cinquecento dollari e comprende un vero e proprio book fotografico, foto tessere che vengono distribuite come santini agli insegnanti, ai genitori, agli amici, ai fidanzati e ai nonni.

I ritratti dei miei Dorian Gray nella bacheca alle mie spalle raccontano di ore di duro lavoro nei fast food del raccordo anulare o nel grande centro commerciale, di studio e caffeina strappata a notti troppo strette che loro avrebbero voluto allargare.

«Ragazzi? Vi ho mai detto che amicus viene dalla stessa radice di amare? Letteralmente amico significa “colui che si ama

Una delle cose più difficili dell’insegnamento è che noi insegnanti mese dopo mese ci danniamo a creare una piccola famiglia con le sue differenze e le sue difficoltà, poi tra maggio e giungo gli alunni se ne vanno e tanti saluti. Ma perché ogni anno ci rimaniamo male come se fosse la prima volta? E soprattutto perché quando arriva settembre ci affezioniamo a nuovi sorrisi metallici di apparecchi effimeri e caleidoscopici come i loro occhi gonfi di vita e aspettative?

«Mr D-ih»Mi interrompe Kaylee, «Ma lei in Italia ha ancora amici? E poi l’Italia com’è»

«L’Italia è…»

«Michele, ma l’America com’è?» Mi domanda Andrea asciugandosi la fronte con il palmo della mano. Il cielo è talmente sconfinato da fare quasi paura. Io e Andrea lasciamo che le ginocchia ormai esauste si muovano per forza d’inerzia, gli zaini premono sulle spalle e i piedi avanzano incerti.

«L’America è tutto cielo e nuvole e azzurro che si confonde con il blu del cielo e il grigio delle strade e le onde dell’oceano. Ha un gusto dolciastro che riempie le narici, sa di Twizzlers rosse e zucchero filato.» Rispondo seguendo con gli occhi il sentiero, chiedendomi quanto manca per arrivare a valle.

Andrea mi ascolta e continua a sognare, gli occhi riflettono paesaggi variopinti che si specchiano tra le montagne della Valtellina e i deserti del Texas, tra gli Appalachi e le cime delle Alpi. «Sì… e sa di burro di arachidi e Baby Ruth, come nei Goonies» Conclude lui fissando la parete innevata del pizzo Badile che svetta minacciosa oltre la mia testa.

Andrea è la colonna sonora della mia adolescenza, è la musica di John Prine e John Mellencamp, di Jimmy La Fave e Leonard Cohen, è il sogno che supera la realtà, la musica che sublima la vita.

La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione fuggevole, l’esperimento pericoloso, il giudizio difficile

«Michi» Mi dice fisando nuvole bianche e curiose che si muovono nel cielo di inizio settembre sfidando le cime dei monti, «Quando andrò in Texas suonerò con Loro… »

Io lo ascolto senza parlare, lasciando che i suoi sogni siano un po’ anche i miei, perché siamo giovani e le promesse vanno accudite con infinita delicatezza, come se fossero fragilissime schegge di cristallo. Davanti ai nostri occhi le prealpi si tuffano nei cieli azzuri di inizio settembre; una strada si allunga sinuosa confondendosi con l’orizzonte del cielo e il bianco delle nuvole.

Adesso Kaylee mi guarda con occhi inquisitori, sembra quasi seccata di dover ripetere la domanda per la terza volta: «Allora Mr.D, me lo vuole dire com’è l’Italia sì o no?»

Sorrido impacciato, fisso il cielo oltre la finestra e finalmente rispondo…

Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

One thought on “A est della notte

  1. Mr D ti sei surclassato; sei riuscito a stupirmi più di sempre.

    Sai creare il giusto equilibrio tra la realtà e i ricordi.
    Tra il documentare per chi la realtà USA non conosce e chi accosta questo mondo all’ Italia che ha lasciato.
    Un vero ponte tra prosa e poesia, tra linguaggio scritto e immagine evocativa.

    Michele hai talento.
    Giuliana Allen

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