To live, to fight

I pullman di linea avanzano lungo le vie del centro trasportando pochi passeggeri assorti. Sfilano lungo strade per lo più deserte, superando negozi e ristoranti chiusi da mesi, con assi di legno a sprangarne le porte. Una pioggia ghiacciata scende glassando i parabrezza delle macchine e l’asfalto dei marciapiedi. Nei parcheggi dei centri commerciali, deserti, spettri si aggirano confusi, chiedendo di tanto in tanto un dollaro o un quartino, perché di lavoro ce n’è poco. Basta anche una laurea in lettere per rendersi conto che da questa parte del mondo la macchina si è rotta.

Io, nella sedia della cucina, il secondo caffè della giornata alla mia sinistra, ascolto la pioggia gelata che si appiccica ai vetri del soggiorno mentre mi connetto alla chat di Zoom. I miei alunni si materializzano sugli schermi e aspettano tranquillamente, ma non è quella pazienza del saggio, sembra piuttosto essere quell’ineluttabilità di chi è a un passo dallo spezzarsi.

Faccio l’appello chiamandoli uno alla volta, loro rispondono tenendo le videocamere spente, così per l’ennesima volta negli ultimi undici mesi e quindici giorni mi ritrovo a parlare con me stesso, mentre ascolto voci lontane e impercettibili come lo stormire del vento.

«Ragazzi, » Dico quando finisco di fare l’appello, «la fase ibrida di insegnamento comincerà alla fine del mese…si torna a scuola!»

Soraya, Sam, Saphira, Kaylee non fiatano, i loro quadratini mostrano solo le iniziali dei loro nomi, l’unica immagine riflessa nello schermo è la mia: la barba ispida, le occhiaie di ore dilapidate davanti a un computer; alle mie spalle la finestra con le veneziane abbassate, alla mia sinistra la tazza di caffè ormai tiepida, alla mia destra il cellulare, feticci di vite virtuali, dove le ore sono diventate giorni e i giorni settimane e le settimane mesi…sempre a casa.

«Allora, gli studenti sono stati divisi in tre coorti…»

«In tre cosa?» Mi interrompe Kaylee accendendo la videocamera e fissandomi con gli occhi sgranati, alle sue spalle un letto disfatto, colori pastello, un poster in parte coperto dalla schiena, la gomma da masticare che mulina come cemento in una betoniera.

«In tre coorti… in tre gruppi», la taglio corta.

«Ah…» Mi fa eco Kaylee poco convinta.

«Ci saranno tre coorti»

«Tre gruppi» Mi corregge Soraya.

«La contea le chiama coorti… voi chiamatele un po’ come vi pare. Ad ogni modo ci sono le coorti A, quelle B e quelle C… Gli studenti della coorte A andranno a scuola il lunedì e il martedì, quelli nella coorte B andranno a scuola il giovedì e il venerdì e quelli nella coorte C continueranno a fare didattica a distanza. Qualsiasi studente, in qualsiasi momento, potrà cambiare idea e passare in modalità ibrida, quindi essere aggiunto in una delle coorti A o B o viceversa passare nella coorte C, ovvero in didattica a distanza.»

«E il mercoledì?» Mi domanda Soraya, accendendo la videocamera e fissandomi con uno sguardo sornione, la pelle color giallo sabbia, ciglia lunghe, capelli neri lisci, un sentore di tè e zenzero.

«E il mercoledì cosa?» farfuglio confuso.

«Il mercoledì cosa… facciamo?» Mi incalza lei.

Fisso il programma: la coorte A frequenterà il lunedì e il martedì la coorte B il giovedì e il venerdì, beh…

«Il mercoledì si lavorerà tutti da remoto» Si intromette Eunice scuotendo la testa.

«Grazie Eunice… Ora, voi tutti avete compilato il questionario online. I ragazzi che hanno scelto la scuola ibrida sono stati suddivisi nelle coorti A e B, quelli che hanno scelto la scuola da remoto nei gruppi C… insieme a tutti i ragazzi che non hanno compilato il questionario. Va da sé che durante le lezioni tutti gli studenti dovranno indossare la mascherina, rimanere seduti al proprio banco, igienizzare le mani, evitare contatti con gli altri alunni… Ora, prendete carta e penna che vi dirò a quale coorte appartenete»

«Ma si può anche cambiare coorte?»

«Non lo so… Kaylee… »

«Ma quando una coorte va a scuola le altre coorti cosa fanno?»

«Lavorano da casa…»

«Mr. D, ma lei alla fine si è vaccinato?» Mi domanda Saphira fissandomi con un sorriso sbarazzino.

«…»

«Mr. D, la vedo in crisi…»

«Sono sempre in crisi, Saphira… crisi viene dal greco krísis, che vuol dire scelta, decisione. Le crisi esistono e rappresentano un momento delle nostre vite. Una crisi di per sé non è né buona né cattiva, sta a noi decidere che piega dargli…


Cosa posso fare per lei?

Sono qui per il vaccino…

Ah… chi accompagna?

Nessuno… è per me…

Ah capisco… quanti anni ha?

È scritto sulla patente…

Ah vedo che è giovane…

Beh…

È un medico?

No…

Un infermiere?

No…

un poliziotto?

No…

Un pompiere?

Sono un inse…gnante…

Non ho capito scusi… può parlare più forte?

Sono… un insegnante.

Ah… capisco … vabbè mi dia il braccio…

Why_Teachers_Leave-1.jpg

“Canta pure, grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.”

Collodi, Pinocchio.

Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Hey, sembra l’America è disponibile in tutte le librerie italiane e sui pricipali siti di ecommerce

amazon.it

mondadori store

ibs.it

kobo.com

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

2 thoughts on “To live, to fight

  1. Che triste

    La mia nipotina in prima elementare ha cominciato questa settimana, come Mr D, solo due giorni in presenza.

    In Italia la scuola è andata in presenza da settembre con altalenanti chiusure per insorgenze di positività

    In Italia non ci sono tanti vaccini come sembra ci sia qua.

    Come è giusto che sia è più sfiancato Mr D
    perché

    la gioventù ha sempre più speranza.

    Like

  2. Tutto il mondo è paese, pare, in quanto a “gloom”… Qualche giorno fa un collega si è ucciso lasciando solo il messaggio: “Questo zombie del SARS-Cov-2 è diventato proprio noioso. Ora capisco questo curioso andamento epidemiologico dei suicidi nei periodi di grande stress sociale.” E ha lasciato accanto la pagina evidenziata del British Medical Journal (12.11.2020); poi la superdose di fentanyl—”The 20% decrease in Japan early in the pandemic seemed to reverse in August, when a 7.7% rise was reported. Evidence from previous epidemics suggests a short term decrease in suicide can occur initially—possibly linked to a “honeymoon period” or “pulling together” phenomenon. Trends in certain groups may be hidden when looking at overall rates, and the National Child Mortality Database has identified a concerning signal that deaths by suicide among under 18s may have increased during the first phase of lockdown in the UK.”
    Anch’io sono un paludato universitario dal mood sempre più gloomy: chissà se anche per me “honeymoon period” or “pulling together” phenomenon sono al tramonto? E comunque temo per i fratelli adolescenti dei miei studenti.

    Like

Leave a Reply to Mauro Cancel reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: