Sine Qua Non

Un vento artico e fastidioso spazza la strada, fa freddo, ma non freddissimo; il cielo è limpido e straordinariamente azzurro e carico di promesse. I miei studenti stanno traducendo malvolentieri storie che parlano di avvenimenti lontani, paesi lontani, dove un gruppo di Elvezi,

-Ma poi dov’è ‘sta Elevezia?-

distruggono i propri villaggi e si spostano a nord.

-Ah è in Svizzera? E non potevano chiamarla Svizzera allora? –

Gli studenti sono nervosi perché Cesare che parla degli Elvezi è solo una traccia di disturbo che si muove nel sottofondo di un’altra storia. Loro, con una seconda finestra aperta su Youtube, guardano di sottecchi la cerimonia di inaugurazione del quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. E così, mentre traducono Gaius Iulius Caesar da Roma facendo finta di dargli retta, in realtà se la stanno svignando con George Washington da Bridges Creek, Virginia.

Alla fine Kaylee si stanca e prende a picconate la quarta partete: «C’mon Mr D. ma perché non guardiamo la cerimonia di inaugurazione? Anche questa è storia»

La fisso perplesso, indugiando sui capelli biondi disfatti, il pigiama di flanella a scacchi rossi e blu, una gomma da masticare che vortica elastica tra il ferro scintillante dell’apparecchio e rivedo Pamela, una ragazzina di terza media, caschetto nero, una frangetta ordinata a demarcare la linea della fronte, dietro di lei una finestra restituisce il contorno delle Prealpi lariane innevate; Pamela sta chiedendo al professore di matematica se possiamo vedere la discesa di Alberto Tomba, che per imparare un po’ di matematica c’è sempre tempo.

Come d’incanto rivivo tutte le storie, quelle vere, che sono entrate in congiunzione con le mie classi, ricordandoci che in fondo la scuola è una cosa, la vita un’altra, come due rette parallele imprigionate in schemi fuori dal tempo.

Ci pensa Eunice a riportarmi in Maryland, a meno di un’ora da Washington D.C. a questo venti gennaio dell’anno venti venti, nel bel mezzo di una pandemia. Lo fa a modo suo, con tono americanamente ruvido e asciutto:«Mr. D, non cominci di nuovo a fare i suoi soliti voli pindarici… o è sì, e lei dimostra di essere tollerante, o è no, e lei dimostra di essere ableist.» Conclude inchiodandomi con le spalle al muro.

Ableism (noun): Discriminazione o pregiudizio verso persone con disabilità. Sostantivo.

(Merriam-Webster)

Eunice Bateman, capelli ricci rossi, occhi blu oltremare adesso sorride furente simile a Cassandra davanti alle mura di Troia; le invidio quella rabbia incontaminata di chi non è ancora scesa a compromessi con il mondo, di chi non ha ancora tradito i sogni e la perfezione delle nostre esistenze imperfette. Dietro di lei si intravede una cameretta ordinata, qualche poster sul muro, colori chiari, sul rosso carminio e il giallo canarino, una finestra illuminata da frammenti di luce, un odore di caramelle dolci e zuccherate, di ciliegia, cannella e scaglie di mela. Eunice, proprio vero che dietro ad ogni nome c’è scritta parte della nostra storia…

Il nome proprio femminile Eunice è formato da ευ (eu, “bene”) e νικη (nike, “vittoria”) e il significato complessivo può essere interpretato come “buona vittoria” o “vittoriosa”.

«Eunice, non ho davvero capito quali disabilità starei prevaricando…»

«Mr. D, si metta in fila… la nostra scuola è ableist… questo mondo è ableist e il motivo è presto spiegato, ma è talmente lapalissiano che lei neanche se ne accorge…»

«E menomale che ci sei tu a spiegarmelo…» Dico con un’odiosa voce sarcastica.

«La disabilità non è solo quella motoria, ma anche quella cognitiva, personale, sociale… L’ora di educazione fisica obbligatoria è ableist e su questo potremmo anche essere tutti d’accordo… ma se per questo anche i compiti in classe lo sono, così come forzarci a parlare davanti alla classe, o penalizzarci perché abbiamo una brutta grafia, impedirci di muoverci liberamente per la classe, segnalare le assenze, costringerci a tenere le videocamere accese durante la didattica a distanza, penalizzarci quando ci inceppiamo mentre parliamo… Impedirci di andare in bagno o semplicemente di uscire dalla classe è una forma di ableism, costringerci a svolgere lavori di gruppo, costringerci a leggere ad alta voce davanti a tutti , farci domande in classe chiamando uno studente a caso è ableist… obbligarci a Tradurre Cesare mentre siamo ovviamente distratti dalla cerimonia del giuramento… »

Sto per dire qualcosa, una cosa qualunque, ma Sam carica una foto nella chat e tutti scoppiano in una risata virtuale che si materializza sotto forma di emoji e faccine e applausi, tutti tranne me…

Bundled-Up Bernie Sanders Become The First Viral Meme Of The Biden Era

«E questo cos’è?» Domando confuso, rendendomi conto solo ora che forse sono l’unico davvero a dare retta a Cesare e che anche Eunice mentre mi imbonisce con i temi ableisti se la sta svignando con George Washington .

«Il Senatore Sanders» gli fa eco Soraya.

Un’immagine del senatore Bernie Sanders il giorno dell’inaugurazione ha fatto scalpore su Internet, suscitando migliaia di meme photoshoppati sui social media. La foto del senatore indipendente del Vermont che indossa guanti e un pratico cappotto marrone è stata trasposta nel tempo e nello spazio, inserita in momenti storici, scene di film, dipinti famosi e altro ancora.

CNBC
Former presidential candidate, Senator Bernie Sanders (D-Vermont) sits in the bleachers on Capitol Hill before Joe Biden is sworn in as the 46th US President on January 20, 2021, at the US Capitol in Washington, DC.

«Beh… » Dico sospirando, «Sic stantibus rebus, tanto vale che guardiate la cerimonia, ma rimanere collegati alla mia lezione è una condicio sine qua non»

«Ma non dovevamo tradurre Cesare? Adesso a che pagina è questa condicio sine qua non

«Kaylee, è un modo di dire latino… si usa anche in inglese vuol dire che è una condizione indispensabile… diciamo semplicemente che vuol dire che è obbligatorio .»

«Ah… ho capito. » Dice, ma per me non ha mica capito…

Sbuffo, mi metto su un caffè e torno al computer, gli studenti fissano gli schermi in silenzio religioso…

E verremo guidati non dagli esempi della forza ma dalla forza degli esempi .

«Ragazzi» dico shignazzando, «Bisogna ammettere che il giuramento di Mr. Biden è una condicio sine …qAnon…»

QAnon è una teoria del complotto di estrema destra smentita e priva di fondamento secondo la quale esisterebbe un’ipotetica trama segreta organizzata da un presunto Deep State (identificabile in alcuni poteri occulti) che agirebbe contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i suoi sostenitori, i quali avrebbero all’opposto assunto il potere con l’obiettivo di scardinare il nuovo ordine mondiale, considerato colluso con reti di pedofilia a livello globale, pratiche ebraiche oscure cabale occulte, e in generale avente per obiettivo il dominio mondiale. Nessuna delle accuse che sono state diffuse dai QAnon si è dimostrata fondata sui fatti..

I miei ragazzi non si sforzano neanche di far finta di ridere, si limitano ad ignorarmi, catalogando la mia battuta come un dad joke.

Dad Joke : una battuta poco originale o poco divertente del tipo presumibilmente raccontato da uomini di mezza età o anziani.

Poi percepisco un flebile risolino provenire dalle mie spalle, al di là del computer. Sembra quasi un accenno attutito dal ronzare del frigorifero e delle macchine che sfrecciano lungo la strada; si percepisce appena. Mi giro lentamente e vedo Pamela, la finestrella che restituisce le Prealpi lariane, la frangetta perfettamente allineata alla fronte, occhi grandi e neri che riflettono l’immagine sbiadita di un ragazzino smilzo, capelli ricci, un sorriso impacciato di chi non è ancora sceso a patti con la realtà…

Pamela non proferisce parola, si limita a sorridere, un sorriso appena velato che sa di fango sulle scarpe, e di penombre lontane, e cornetti Sammontana divorati sulla staccionata dell’oratorio, e Boeri al cioccolato fondente e ciliegie sotto spirito. Pamela continua a guardarmi e a sghignazzare, poi accenna un occhiolino e bisbiglia: «Sei forte Mr. D»

[…] In qualche modo, ce l’abbiamo fatta.
In qualche modo, abbiamo resistito e siamo stati testimoni di come questa nazione non sia rotta,
ma, semplicemente, incompiuta.
Noi, gli eredi di un Paese e di un’epoca in cui una magra ragazza afroamericana, discendente dagli schiavi e cresciuta da una madre single, può sognare di diventare presidente, per sorprendersi poi a recitare all’insediamento di un altro.

Certo, siamo lontani dall’essere raffinati, puri,
ma ciò non significa che il nostro impegno sia teso a formare un’unione perfetta.
Noi ci stiamo sforzando di plasmare un’unione che abbia uno scopo.
(Ci stiamo sforzando) di dar vita ad un Paese che sia devoto ad ogni cultura, colore, carattere e condizione sociale.
E così alziamo il nostro sguardo non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti.

Amanda Gorman. The hill we climb. Poesia recitata il 20 Gennaio 2021 durante la cerimonia del giuramento del quarantaseiesimo presidente degli stati Uniti d’America.

Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Il libro HEY SEMBRA L’AMERICA è ora disponibile in tutte le librerie e principali online stores, da oggi anche su KOBO e KINDLE nella versione ebook.

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Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

4 thoughts on “Sine Qua Non

  1. Oggi non mi sei piaciuto Mr D.

    Forse era troppo ardito il compito. Ma di tutte le settimane, questa è la più labile.

    Peccato. Ma la vita è fatta anche di performance meno appariscenti.

    Interessante il tentativo di comparazione con Tomba

    Fuorviante l’ablieist

    Stucchevole la ripetizione di Amanda Gorman

    Peccato
    Giuliana Allen

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    1. Le storie che scrivo sono prima di tutto un diario emotivo che resta a me, per ricordare un domani non chi ero, ma com’ero…
      Giuliana, il compito è sempre troppo arduo… perché sono tempi difficili, mai come in questo ultimo anno, con la didattica a distanza noi insegnanti ci siamo rimessi in discussione, alcuni hanno ceduto, altri, come Mr D. hanno fatto di necessità virtù… Il ‘tentativo di comparazione con Tomba’ è un fatto realmente avvenuto nella mia giovinezza, il paragone ardito, strampalato e improponibile serve a ricordare, a me, che in paragone ai miei ragazzi ho avuto una vita superficiale nel senso bello del termine. Per quanto riguarda l’ableist, come spesso accade, le cose più vere sono quelle meno credibili… e così questa conversazione molto difficile da gestire è avvenuta davvero, e anche a più riprese. Ho allegato un articolo in fondo, se ti va, dagli un’occhiata… La ripetizione di Amanda, o meglio la traduzione in italiano è per ricordare cos’è successo, c’è anche una frase di Mr. Biden qualche riga sopra come due settimane fa c’era parte del discorso di Donald Trump, diciamo così che è il contatto con la storia che ci passa davanti, perché quel discorso, quella poesia, con il tempo scoloriranno.
      Qui l’articolo sull’ableism a scuola:

      https://www.boredpanda.com/reasons-school-system-ableist/?utm_source=google&utm_medium=organic&utm_campaign=organic

      Un caro saluto da Mr 😀

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  2. Ho letto solo oggi questo “Sine qua non”. Non commento la critica di Giuliana, anche se anch’io ho trovato lo stile letterario meno coinvolgente, ma critico la Sua excusatio, Mr. D. O forse, più correttamente, critico una, diciamo, impostazione concettuale di fondo. L’antinomia è tra “storie da un’immaginaria high school americana… un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta” e “Le storie che scrivo sono prima di tutto un diario emotivo che resta a me, per ricordare un domani non chi ero, ma com’ero”.
    Mr. D, diario emotivo e intimistico o rivelazione per definizione universalistica; scoperta di una sorta d’εἶδος platonico d’America, finora quasi ignoto al mondo che contemplava dell’America soprattutto l’immagine imperiale, e ora finalmente disvelata al mondo?

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    1. Dimenticavo… Naturalmente è più che legittimo affermare “Le storie che scrivo sono prima di tutto un diario emotivo che resta a me, ecc.”, ma l’antinomia c’è, non trova, Mr. D?

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