Status symbol

Oggetto: Come parlare agli studenti delle rivolte del Campidoglio.

Gentili insegnanti, è probabile che i vostri alunni siano turbati dagli avvenimenti occorsi ieri a Washington D.C. ed è importante che il corpo docenti sia preparato ad affrontare questa situazione straordinaria. Se i vostri alunni non vi faranno molte domande, non forzateli a parlare o a fornire loro informazioni dettagliate. Se al contrario gli studenti dovessero mostrare segni di turbamento, rassicurateli con calma e ricordategli che domani, venerdì 8 gennaio, verranno offerte tre sessioni online per aiutare la comunità della Silvana High a contenere l’ansia. Grazie a tutti per essere una squadra di educatori fantastica! Non esitate a contattare l’amministrazione nel caso aveste bisogno di qualunque cosa!

Il cielo è patinato e lucido, simile a un libro per bambini striato di sfumature d’azzurro più false del blu Tiffany. Poche macchine sulla strada in questo giovedì mattina di inizio gennaio. Fa freddo, un freddo timido e umido che non lascia scampo mentre si fa lentamente strada nelle ossa. Il quartiere fatica a svegliarsi, frastornato da una notte insonne passata a bere Bourbon assistendo in televisione alla conferma del presidente. Noi, avvolti in vestaglie stropicciate, ascoltiamo confusi i rumori della strada, dei vicini, intontiti da accenni di eventi spiacevoli di cui avremmo fatto tranquillamente a meno.

«Signor Presidente, il certificato dello stato sembra essere integro e autentico…»

I miei studenti continuano a fissarmi attraverso lo schermo, sperando di trovare qualcosa di più pregnante di una traduzione dal latino all’inglese. Dal canto mio vorrei solo che l’American dogwood di Mr. Hamilton tornasse a fiorire restituendo striature bianche e violette che si fondono con il verde del prato e l’azzurro del cielo.

Gli insegnanti si sa, sono commedianti, e da che mondo è mondo, oltre a spiegare quattro nozioni di didattica, si sono sempre barcamenati tra i mille disagi dei loro studenti confusi e desiderosi di certezze che raramente sono riusciti a trovare a casa. E poco importa se si tratti dell’attentato dell’undici settembre, delle guerre persiane, di una pandemia, dell’invasione della Britannia, dell’omicidio di Aldo Moro o di un gruppo di persone che assaltano la sede del parlamento americano vestiti da Jamiroquai. Impassibili, quasi impermeabili, gli insegnanti una parola di conforto la trovano sempre, e che il resto del mondo faccia un po’ come gli pare…

«Qualcuno vuole tradurre?» Domando continuando a fissare due scoiattoli al di là della finestra che si muovono vorticosamente lungo il tronco dell’American dogwood di Mr.Hamilton.

«Posso?» Si fa avanti Soraya, capelli neri lunghi e lisci, un maglione a collo alto, occhi grandi che restituiscono sprazzi di gioventù e di altipiani di una lontanissima primavera iraniana.

Faccio un cenno con la testa cercando di tenere d’occhio i due scoiattoli che con un balzo improvviso spariscono dal mio campo visivo.

«Quanto a lungo ancora questa tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?»

Cicero, Orationes in Catilinam.

Recita Soraya leggendo da un foglio che tiene appoggiato sulle ginocchia.

«Bene Soraya» dico senza aver prestato troppa attenzione alle sue parole, alle mie, a quelle di Cicerone.

«Anche per forza» replica lei «questo passo era nell’esame dell’anno scorso… cos’è Mr. D, uno dei suoi soliti messaggi subliminali? »

«Può darsi…» mi limito ad aggiungere.

Gli scoiattoli ricompaiono d’improvviso scendendo rapidi lungo il tronco, la loro visione mi strappa un sorriso.

«Mr. D» mi incalza Eunice mettendomi a fuoco dai suoi grandi occhi viola, «vuole che finiamo?»

«Perché no?» Replico senza battere le palpebre, sentendo che nonostante siamo entrati nel duemila ventuno, mi sembra di essere rimasto incastrato in un meccanismo che si è inceppato a metà strada tra una pandemia che da improvvisa è diventata improvvisata, da una didattica che da distanza è diventata distanziata, da proteste che da rivolte sono diventate rivoluzioni…

La lezione finisce lasciandomi un profondo senso di frustrazione, quella di chi sa di aver perso l’attimo. La storia ha bussato alla porta e io mi sono fatto trovare impreparato, l’ho lasciata scivolare via, con timidezza, anzi no… pigrizia.

Siamo ai titoli di coda, mi ascolto salutare i miei ragazzi che stanno per disconnettersi dalla lezione virtuale; poi, con un rigurgito d’orgoglio, giusto per dire qualcosa di propositivo, aggiungo: «Vedrete, questo duemila ventuno sarà bellissimo» Lo dico senza crederci, la voce mi suona falsa, sa di di Cambozola, quello che vendono nel reparto italiano del supermercato all’intersezione di White Oak…

Ci pensa Saphira a riportarmi di peso in questa commedia degli equivoci di inizio anno, scrivendo sulla chat:

Mr. D, grazie, ma non posso accettare i suoi auguri di buon anno.

«E perché, scusa?»

Perché… comincia a digitare Saphira,

«Ti spiacerebbe degnarti di usare il microfono e di parlarmi?» la redarguisco con tono acidulo al retrogusto di pompelmo rosa.

Non mi funziona il microfono… digita lei.

«Se lo dici tu…» l’apostrofo con tono pedante…

Noi il primo gennaio lo chiamiamo heartbreak day, il giorno del crepacuore…

«Motivo?» Domando guardando l’orologio all’angolo destro del computer, maledicendomi per averle augurato buon anno…

La notte di capodanno per gli schiavi d’America era la più lunga e intensa della vita… la passavano abbracciando i familiari, le madri con i figli, i mariti con le mogli, sapendo che quella sarebbe potuta essere la loro ultima notte insieme… il giorno di capodanno era conosciuto come ‘Il giorno delle compravendite’ quello in cui venivano saldati i debiti della terra. Molti schiavi venivano ceduti con l’inizio del nuovo anno solare… figli strappati alle madri, famiglie sradicate…

Metto a fuoco Saphira, dal suo monitor al mio, i capelli ricci, labbra lucide e due occhi neri e impenetrabili che riflettono fantasmi che scalano muri, bandiere confederate, un cappio, legislatori che si nascondono sul pavimento terrorizzati, un uomo con i piedi appoggiati su una scrivania, segni di vandalismo e distruzione intorno a lui.

Allungo la mano verso la tazza del caffè continuando a fissare lo schermo e faccio un lungo sorso, la tazza è vuota, ma continuo a trangugiare caffè amaro, freddo e inesistente.

Mr. D, ma lei davvero non l’ha ancora capito che in questo paese essere bianchi è un privilegio? È per questo che quelli lì combattevano ieri..

Combattete. Combattiamo come dannati. E se non combatterete come dannati, per voi non vi sarà più un paese. […] Cammineremo lungo Pennsylvania Avenue – adoro Pennsylvania Avenue – e andremo al Campidoglio e ci proveremo e daremo [ai Repubblicani] il genere d’orgoglio e ardore di cui hanno bisogno per riprendersi il nostro paese.»

Donald J Trump Mercoledì 6 gennaio 2021.

Le proteste al Campidoglio degli Stati Uniti hanno avuto origine a Washington il 6 gennaio 2021 dai sostenitori del presidente uscente Donald Trump per contestare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020 e sostenere la richiesta di Trump al vicepresidente Mike Pence e al Congresso di rifiutare la proclamazione di Joe Biden alla Casa Bianca.


Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…

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Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

One thought on “Status symbol

  1. Ho letto solo oggi questa breve storia: non conoscevo la vicenda del “heatbreak day”. Grazie, Mr D, può sembrare stupido e forse lo è, ma ora, dopo avere letto di questo frammento di storia molto malinconica, minore per gli annali della storia di re e regine, imperatori e battaglie, ma historia maior per coloro che ne furono travolti, mi sento umanamente arricchito.

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