Hey, ma che fine hai fatto, Mr. D?

Oggi mi sento un po’ sottosopra… e allora ribalto l’ordine del mio intervento, iniziando dai saluti e terminando con una storia che (forse) non ha niente a che fare con Mr D e con l’America…

Il libro Hey, sembra l’America sarà finalmente disponibile in tutte le librerie a partire dal 19 novembre.

Remember, remember the 19th of November…

Oggi come sei mesi fa, ringrazio e abbraccio tutti gli amici e i lettori del blog che hanno investito nel progetto acquistando una copia del libro in anteprima, se oggi posso scrivere quello che sto scrivendo, beh lo devo a voi.

Scrivere un libro richiede tempo, promuoverlo ancora di più… anche per questo motivo le storie di Mr.D nel mese di novembre non saranno pubblicate con continuità ogni domenica sera/lunedì mattina in quanto sarò impegnato nella promozione di Hey sembra l’America.

Ad ogni modo nel mese di novembre Mr D sara ON AIR sulle frequenze di radio popolare ogni lunedì alle 18:00 voce di Irene Sparacello, montaggio di Massimo Meregalli e soundtrack di Andrea Parodi.

Oggi, più che mai voglio ringraziare la casa editrice Battaglia edizioni. Un grazie a Lorenzo per aver creduto nel progetto, Silvia Paglia per aver limato e corretto con cura certosina i refusi di Mr D, a Giulia Tudori per aver ideato e curato la copertina e la grafica del progetto.

Un ringraziamento speciale e un abbraccio a Dr. John C. McLucas, Professore emerito di italiano e latino presso la Towson University, e autore del romanzo Dialogues on the beach (2017) per aver curato l’introduzione al libro.

A chi fosse interessato ad acquistare una copia del libro o a scrivere una recensione, può farlo in uno dei seguenti link

AMAZON

IBS

BATTAGLIA EDIZIONI

Ah, per gli amanti degli e-book il libro sarà disponibile anche su kindle e Kobo.

E ora, di seguito la storia inedita di questa settimana.

Photo by Pixabay on Pexels.com

L’ultima notte di Marina Gabriela

A parte il chiarore filtrato da un cielo di carta velina non si intravedeva alcuna luce nel cielo color cenere.

I lampioni lungo la strada erano spenti, e nonostante l’ora carica d’aspettative e buoni propositi, nel momento in cui la notte trapassa lentamente nel nuovo giorno, non rimbalzava neppure un barlume dalle finestre dei palazzi e delle case intorno. Il buio era addirittura amplificato dal chiarore lontano che si intravedeva nella zona ovest di Câmpia Turzii, dove evidentemente l’elettricità non era mancata.

La zona est invece, il primo luglio era rimasta per la prima volta senza illuminazione elettrica. Il due luglio, il tre luglio, il quattro luglio l’area orientale di Câmpia Turzii  era continuata a rimanere senza energia elettrica. Si era arrivati al dieci luglio,  e tutti gli abitanti del quartiere parevano già essersi riabituati al chiaro di luna.

«Dice Diaconu che la situazione è ormai fuori controllo. Il presidente non si rende conto che siamo allo stremo. E mentre noi moriamo di fame quello che fa? Si mette a scrivere poesie e si proclama portavoce della pace. La Securitate ci sta col fiato sul collo e qualche amico ha già perso la battaglia, ma a Bucarest continuano a ripetere che la situazione è destinata a peggiorare e che prima o poi succederà qualcosa di spaventoso.»

Mariana Gabriela ascoltava Alina con gli occhi gonfi per il sonno e per il pianto recente. Fissava il mandorlo del giardino di casa e le pareva che  le radici si fossero messe in punta dei piedi in modo che i rami contorti, screpolati e scuri si protendessero verso la luna velata dal cielo. Alina parlava di politica e Mariana Gabriela ascoltava il canto della natura. Da quando l’elettricità era mancata, aveva riscoperto i rumori della notte, i versi lugubri e sinistri dei rapaci notturni, il fruscio del vento tra le foglie  e persino il frullio d’ali di invisibili falene.

«Quel folle ci sta imponendo di cancellare il debito estero, venti milioni di dollari, mica noccioline…  e come lo sta facendo? Togliendoci il pane di bocca.»

Mariana Gabriela scrutava il cielo sforzandosi di tenere gli occhi aperti. Lei non era intelligente come Alina, che studiava a Timişoara e che sognava di diventare biologa. Lei lavorava come cameriera in un albergo per turisti, un buon posto per carità, specie da quando orde di occidentali si riversavano in Transilvania alla ricerca del conte Dracula.

Era solo bella Mariana Gabriela, niente più. Le gambe slanciate, i capelli di un biondo cinerino, la pelle diafana e un visino minuto, con un naso irregolare e gibboso che invece di abbruttirla le conferivano uno sguardo quasi sibillino, due occhi color latte e una boccuccia dalle labbra piatte e lucide.

I turisti rimanevano affascinati dalla sua bellezza e più di uno aveva cercato anche qualcosa di più di una semplice tazza di tè servita al tavolo, ma Mariana Gabriela conosceva fin troppo bene l’antifona. Gli uomini dell’occidente arrivavano con calze di nylon e qualche cosmetico pretendendo in cambio sesso facile e nulla più.

La Transilvania non era Parigi o la costa Azzurra, dopo che la si vede una volta e ci si rende conto che a parte una campagna lugubre e qualche paesino qua e là non vi era molto di più, la maggior parte dei turisti partiva riempiendo lo zaino d’aglio e tazze con l’effigie del conte per sparire per sempre.

Meglio un connazionale, aveva pensato Mariana Gabriela. Ogni volta che ci ripensava, ciò che la faceva soffrire di più era stata la sua stupidaggine a confronto della saggezza di Alina.

Lui si chiamava Gheorghe, un caschetto castano chiaro, un sorriso rassicurante e la parlantina svelta. Lei si era innamorata delle sue spalle larghe e degli occhi chiari ma Alina, dopo averlo soppesato, aveva messo in guardia la sorella dicendole chiaro e tondo che quello era un bastardo della peggior specie.

Mariana si era ribellata, convinta che Alina fosse solo gelosa e non l’aveva voluta ascoltare. Quando Ghenghe era sparito senza salutare , le cose erano andate peggio di come aveva predetto quella Cassandra di Alina, perché oltre alla cocente delusione,  si era trovata incinta di una bambina che aveva poi deciso di chiamare Viorica, come sua nonna materna.

«Tieni..» aveva tagliato corto Alina sfilando dalla tasca della salopette due fogli spiegazzati:« questo è un certificato di matrimonio… con questo tu e l’italiano risultate sposati nella chiesa di Arad dal quattro di luglio. Di’ all’italiano che questo non basta a togliervi una pallottola dalla testa… un sacco di gente cerca di scappare dalla Romania, battone, dissidenti, disperati… ma tu sei con Viorica e se avrai fortuna non darai nell’occhio.»

In effetti una coppia appena sposata con una bambina di quindici mesi non poteva essere un piatto appetibile per i controlli dei miliziani di frontiera.. Mariana Gabriela aveva sorriso teneramente pensando che in tutta quella baraonda la tenera età di Viorica, il frutto di un inganno, le avrebbe in qualche modo cambiato la vita.

«Cosa ne pensi dell’italiano?» Aveva domandato Mariana Gabriela, e quelle erano state le prime parole che aveva pronunciato da quando erano scivolate fuori dal letto per scendere in strada.

«È un povero coglione…ma non è cattivo» si era affrettata ad aggiungere.

Mariana Gabriela sembrava essere rimasta mortificata da quella risposta e Alina in qualche modo l’aveva intuito; aveva sfilato una sigaretta dalla tasca della salopette e l’aveva accesa soffiando il fumo grigio nel cielo opaco. Non era tempo di convenevoli, quella sera doveva dirle come stavano le cose perché sentiva che Mariana e lei non si sarebbero mai più incontrate.

«Senti, ci sono un sacco di disgraziate che per scappare se ne vanno con il primo che capita e quando arrivano in occidente, magari sognando una nuova vita come mogli, si ritrovano a sculettare in un bordello per soli uomini o lungo i marciapiedi di qualche città… Riccardo mi sembra un tipo a posto da questo punto di vista.»

«Alina… vieni con me…» aveva tagliato corto Mariana Gabriela, «andiamo in Italia, ti iscrivi a biologia lì e…»

Alina aveva sorriso a denti stretti, un sorriso amaro: « Io non ho una figlia… e poi voglio esserci quando taglieremo le palle a quel bastardo. Dice Diaconu che ci saranno grandi giorni per la Romania e io non mi perderò lo spettacolo per nulla al mondo. »

Si erano strette l’una all’altra, un lungo abbraccio che sapeva tanto di addio e si erano salutate per sempre.

Mariana Gabriela, anni dopo, ripensando a quel drammatico addio, avrebbe scoperto che Alina non era infallibile come tutti credevano, e che quella sera aveva azzeccato solo due particolari della storia: che Riccardo era effettivamente un coglione, e che la Romania sarebbe cambiata.

Per il resto purtroppo, quella luna traditrice l’aveva tratta in inganno. La storia della Romania era cambiata, ma la sua partecipazione al rinnovamento le avrebbe riservato in cambio una delle tante  pallottole sparate dall’esercito , dalla polizia e dalla Securitate  il 17 dicembre 1989 a Timişoara.

Alina si era spenta all’alba del primo gennaio  1990, senza aver mai più ripreso conoscenza, senza aver neppure assistito alle ore cruciali della Romania né all’esecuzione di Ceauşescu e di sua moglie Elena, processati sommariamente e giustiziati con una gragnola di colpi di Kalashnikov il giorno di Natale del millenovecentoottantanove.

Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America  vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere. Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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