L’ebbrezza è un numero

Caro Mr. D,

Sarebbe disposto a leggere la mia lettera di presentazione per l’ammissione al college e darmi le sue opinioni oneste a riguardo insieme a qualsiasi suggerimento su come migliorarla? Lo apprezzerei molto.

Con stima e riconoscenza,

Precious.

La bici scende agilmente lungo il dorso della collina; ai lati della strada i campi scorrono intervallati da sprazzi di bosco amaranto, cremisi e giallo pastello. Al termine della discesa ho le mani intirizzite, le nocche screpolate dal primo freddo d’autunno. Davanti a me si stende il bosco del parco di Loch Raven che filtra sprazzi di cielo azzurro con nuvole striate di nero. Il silenzio è rotto solo dal mio respiro affannato.

I numeri, al contrario degli esseri umani, non tradiscono mai. Tutto per me è riconducibile a un numero e così lo sono anche gli avvenimenti più significativi della mia vita. I primi numeri sono il quattordici, il dieci, e il duemilatredici. Ho appena assistito a una discussione furibonda tra mamma e papà, elenchi di cattiverie e torti subiti e conti che non tornano e alcol che satura la stanza. Vado a dormire accompagnata dal suono delle voci dei miei genitori che arrivano dalla cucina. La mattina seguente, quando mi sveglio, papà se n’è andato.

Lego la bici alla sbarra di ferro e mi avvio lungo la strada tappezzata di foglie che scricchiolano sotto ai piedi come carcasse di falene impazzite. In lontananza giungono i rumori in sordina dei colpi di carabina del poligono di tiro dall’altro lato del bosco. L’aria è fresca, non fredda, passeggiare di prima mattina è piacevole. Avanzo lentamente chiedendomi perché per un effetto ottico il cielo in America mi appare sterminato e perché questa vastità mi mette a disagio.

Sono a casa da sola, i rumori della strada entrano dalla finestra aperta, macchine, scrosci di risa, odore di primavera; su WBAL una giornalista sta parlando delle proteste che stanno devastando la città di Baltimora per via dell’omicidio di Freddie Gray al quale pare che sei poliziotti abbiano spezzato la spina dorsale mentre cercavano di caricarlo sulla camionetta.

Squilla il telefono: è mamma.

«Ciao cosa fai?»

«Niente, sono sul divano… ti aspetto»

«No, vai a letto, non so a che ora torno, forse devo prendere un taxi che qui c’è il coprifuoco… hanno soppresso la corsa del bus… ora mi invento qualcosa. Ti voglio bene.»

«Anch’io…»

Quando attacco, l’orologio del cellulare segna le undici e ventisei. La polizia mi riferirà che tra le undici e quarantasette e le dodici e due mamma è stata raggiunta da due colpi di arma da fuoco all’altezza di N Monroe Street.

L’omicidio di mamma è stato il numero 284, alla fine dell’anno la città di Baltimora conterà un totale di 342 omicidi, 319 dei quali a danno della popolazione afroamericana.

Dopo poche centinaia di metri, il lago della riserva di Loch Raven, nella zona nord della contea di Baltimora si apre davanti a me specchiandosi nel cielo zuppo di nuvole. Il bacino, con i suoi 23 milioni di galloni d’acqua è la principale fonte di approvvigionamento idrico della contea. All’altezza della spiaggia giro a destra e mi avvio con calma verso la riva. Due papere mi vengono incontro incerte allungando il becco verso il palmo delle mani in cerca di cibo.

Il tribunale dei minori mi aveva affidato ai nonni paterni che abitavano nella Contea, nei pressi di Woodlawn. In questa fase della mia vita una persona è diventata una figura fondamentale nella mia formazione: Father White, il pastore della mia chiesa. Father White parla tanto e mi fa pensare; per prima cosa mi chiede di aiutarlo nel doposcuola con i ragazzi del quartiere, poi spesso la sera si ferma con me a studiare. C’era lui alla cerimonia degli anelli lo scorso anno ed è sempre stato lui ad avermi insegnato a guidare. Nel sophomore year, ho ottenuto il terzo risultato più alto nel PSAT della scuola: 1486; lo scorso anno avremmo dovuto sostenere l’SAT vero e proprio, ma è stato cancellato per via della pandemia.

Gli uccelli planano a raso sull’acqua per poi risalire velocemente su, verso il bianco e l’azzurro e il nero delle nuvole e del cielo. Il lago restituisce tranquillità e armonia, con il bosco che lo abbraccia come a proteggerlo dalla strada che si snoda solo a pochi chilometri di distanza.

Sul fondo di questa distesa d’acqua azzurra giace Warren, una cittadina ormai dimenticata. Nei primi anni del Novecento il consiglio direttivo della città di Baltimora decise di deviare il corso del fiume e costruire un bacino idrico; l’unico problema era costituito dalla cittadina di Warren che si trovava sulle rive delle Gunpowder Falls, direttamente nella conca appena a nord della diga. A quel tempo Warren ospitava mulini per cotone e farina, una macina, una scuola pubblica, un emporio, un ufficio postale e tre chiese: la St. Paul’s Protestant Church, la Warren Methodist Episcopal Church e la Warren Baptist Church. A nulla servirono le rimostranze dei cittadini: nel 1922 Warren venne sommersa da 23 miliardi di galloni d’acqua. L’unico simbolo rimasto a testimoniarne l’esistenza, pare sia stata l’asta di una bandiera alta 55 piedi, un cimelio desolato che ha impiegato 25 anni ad afflosciarsi cadendo a pezzi per scomparire sul fondo del lago.

Diciotto anni. Andando avanti velocemente al presente quella bambina è diventata una giovane donna che agli occhi della Silvana High School è indipendente, forte e ottimista. Si mette in mostra, lottando nell’African american society, nascondendo il suo passato nella speranza di non smorzare gli spiriti di tutti i ragazzi intorno a lei. Anche lei stessa non conosce l’entità del danno causato dal trauma. Si sforza così tanto di immaginare come sarebbe stata un’infanzia normale che finisce con il limare i pensieri rendendoli lisci e levigati come sassi sul fondo di un lago. Il passato è passato, lei non può cambiarlo. Con l’avvento dell’età adulta è tempo per lei di scrivere una nuova storia, la sua.

Sono pervaso da un senso di nausea e vergogna, perché avrei preferito non ricevere mai questa email, e adesso che mi ritrovo tra le mani una storia alla quale non so dare un senso, mi vergogno al solo pensiero di aver pensato a quello a cui sto pensando, e ricomincio da capo.

Proprio ingrato il mestiere dell’insegnante.

Rimango sulla spiaggia ancora un po’, rimbalzando senza continuità da Precious alla cittadina di Warren, misurando il tempo e le sue vite fatte di micromodi distanti e irraggiungibili.

Tutto è numero. Il numero è in tutto. Il numero è nell’individuo. L’ebbrezza è un numero.

Baudelaire

Raccolgo un sasso e lo lancio a raso sull’acqua. Il sasso salta fulmineo alzando leggeri schizzi di spuma bianca, poi s’infrange contro un’onda e affonda giù, adagiandosi placidamente sui tetti di Warren.


La storia della prossima settimana verrà posticipata alla notte delle elezioni americane, tra martedì tre e mercoledì quattro novembre, dove pubblicherò una storia inedita che verrà pubblicata sul sito della casa editrice Battaglia Edizioni per promuovere il lancio del libro.

Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America  vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere. Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Il libro HEY, SEMBRA l’America uscirà in tutte le librerie il 19 novembre. Chi lo ha acquistato in anteprima dovrebbe riceverlo in anteprima. Per chi fosse interessato ad ordinarlo, può farlo in qualsiasi libreria o cliccando QUI

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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