Womxn. Questione di vocali

«Le dispiacerebbe evitare di utilizzare quella parola?» dice Eunice inscritta nel suo quadratino di Zoom.

La parola in questione è mankind, razza umana, la studentessa Eunice Bateman, presidentessa dell’equity group, sorella d’arte di Priscilla, vecchia conoscenza delle mie classi di latino.

«E perché?» domando, indossando metaforicamente un caschetto blu…

«Perché è una parola sessista… contiene il sostantivo man, uomo, ma identifica anche le donne.»

Dopo una settimana di lezioni virtuali, queste ombre stanno prendendo forma, un po’ come le anime dell’Odissea che ai confini dell’Oceano riprendono forza bevendo sangue di capretti immolati.

Eunice è una ragazza sveglia e combattiva, forse un po’ troppo idealista, ma se non si è idealisti a sedici anni…

Eunice, tra le altre cose vuole essere identificata con il genere neutro, perché non si ritiene né maschio né femmina… quindi se devo riferirmi a lei devo dire bonum e optimum piuttosto che bona e optima… E meno male che non insegno italiano… Vaglielo a spiegare che in italiano il neutro non esiste, al massimo abbiamo qualche eccezione ermafrodita, tipo ginocchio e uovo, che al plurale diventano magicamente femminili.

Alla mia sinistra un settembre insolitamente freddo si stiracchia distrattamente dalla finestra, le prime foglie gialle, folate di vento atlantico che non sembrano promettere nulla di buono.

A Eunice frega poco del mankind, la sua è una questione squisitamente ideologica. I venti della protesta che hanno infiammato i già arroventati sobborghi di Minneapolis, Birmingham e New York sono furiosamente tracimati nei registri elettronici e nei programmi didattici e adesso a scuola stiamo assistendo a una sorta di revisionismo ideologico, a posteriori.

Molte le vittime illustri di questa rivoluzione giacobina di termidoro e fruttidoro.

Tra le altre il De agri Cultura di Catone…

Il vitto per i servi. […] Per quelli incatenati, durante l’inverno, 4 libbre di pane; quando cominceranno a zappare la vigna, 5 libbre di pane, sino a che non cominceranno a mangiare fichi; poi torna a dare 4 libbre.

Catone il Censore, De agri cultura, II, 7; 56-59

La lettera XLVI di Seneca a Lucilio…

Ho saputo da coloro che vengono da te che vivi familiarmente con i tuoi schiavi: questo si addice alla tua saggezza, questo alla tua educazione. “Sono schiavi.” Anzi, uomini. “Sono schiavi”. Anzi, compagni di vita. “Sono schiavi.” Anzi, umili amici.

(Sen. Ep. Luc. XLVII)

La Matrona di Efeso…

La donna, che non era meno pietosa che casta, disse: “[…] Preferisco appendere un morto che seppellire un vivo”. Detto così, gli ordinava di togliere il cadavere di suo marito dal sepolcro e appenderlo alla croce che ne era priva.

Petronio, Satyricon.

«Eunice» dico ostentando un sorriso pirotecnico, da venditore di enciclopedie, «mankind… non identifica gli uomini, è il collettivo …»

Eunice, capelli ricci rossi, occhi blu oltremare sorride con supponenza: «inglese o no… la parola è sessista, perché non utilizzare humankind? Per quel che mi riguarda anche woman è sessista, infatti io la scrivo…»

E a questo punto digita sulla chat di zoom: womxn.

Il mio sguardo si rifugia oltre la finestra. A quanto pare mentre l’America continua a scannarsi su come e cosa diventare, noi insegnanti ci adattiamo ai nuovi tempi. A Washington si dibatte animatamente di piani di riapertura, di secondo stimolo economico, di falsi positivi, di rivolte sociali e di brogli elettorali; noi insegnanti dal canto nostro facciamo spallucce e ci trasformiamo a seconda del caso in tecnici del suono, youtuber, psicologi e terapeuti, trapezzisti, hacker, mefistofelici esperti della fibra ottica, esperti della censura… non per altro, perché quando si ha a che fare con trentadue adolescenti che ti fissano, beh… qualcosa ti devi pur inventare.

Ora, davanti a Eunice Bateman, mi gioco la carta dell’aiuto del pubblico.

«Ragazzi-» dico sfoggiando un sorriso telegenico, «adesso vi invio un sondaggino online, così mi dite se siete d’accordo con Eunice.»

Secondo voi è sessista utilizzare la parola mankind? Recita la mia domanda…

La classe vota. Il settantacinque per cento ritiene che mankind sia sessista. Eunice esulta dal suo quadratino, mentre Sam scuote la testa con fare disgustato.

Il risultato del tele-voto è schiacciante, accarezzo l’idea della chiamata a casa, ma poi mi ricordo che sono già a casa…

Un sostantivo alla volta, scopro che un quarto delle parole che utilizzo quotidianamente non possono più essere utilizzate… o perlomeno devono essere rivisitate.

womxn per woman perché contiene la parola man, uomo.

Humankind o mxnkind per mankind.

First language (prima lingua) per mother tounge (madre lingua) perché è discriminatorio verso i papà.

Nazione per fatherland (patria) perché è discriminatorio verso le mamme…

La lista è molto lunga e mi scoraggio quasi subito. Eunice continua a parlare, manco fosse uno scranno quel piccolo quadratino di zoom dal quale demolisce vocaboli poco equi; io la lascio fare, perché noi insegnanti siamo eterni, come i personaggi della Bibbia e mutevoli, come il vento sulle cime dei monti; così i nostri alunni invecchiano, le mode passano mentre noi, eroici Prometei di periferia, rimaniamo incatenati alle nostre cattedre. Eunice continua a pontificare e io mi perdo nei miei ricordi…

Sedici anni compiuti da poco, passeggio nervosamente mano nella mano con Maila, una ragazzina capelli ricci ricci – chiari chiari, larghi occhi viola, un corpo smilzo, gambe e braccia secche come grissini. Siamo nel parco comunale di Como, dietro allo stadio Giuseppe Sinigaglia. Il lago si srotola davanti a noi rifulgendo d’un azzurro opaco, una leggera foschia copre le montagne rendendo l’atmosfera leggermente malinconica. A quest’ora, l’una meno un quarto, e in questo giorno della settimana, un mercoledì, la gente è ancora a tavola davanti ai TG, nelle mense scolastiche, nei bar, in pausa pranzo insomma. Io e Maila dovremmo essere a scuola e invece siamo a due passi dal tempio voltiano, il monumento che si trova sul retro delle banconote da Diecimila lire.

Maila si ferma di colpo e scoppia a ridere. Invece di andare a scuola abbiamo passato tutta la mattina a raccogliere fondi per salvare la foca della Groenlandia che è in via d’estinzione. Muniti di opuscoli che mostrano foche inermi e scivolose abbiamo anche racimolato ventiduemila lire, un bel gruzzoletto. Che mondo sarebbe senza le foche? E come fa Andreotti a dormire sonni tranquilli sapendo che un domani non ci saranno più le foche? Maila continua a ridere, sta letteralmente piangendo, dal ridere.

Le asciugo le lacrime irriverenti con i polpastrelli, poi le accarezzo il viso seguendo il contorno delle sue fossette e la bacio. Sa di sedici anni, di Big Babol alla fragola e panna con un retrogusto di Goleador.

Sono nel parco comunale di Como insieme a Maila, ho sedici anni, ho passato tutta la mattina a raccogliere soldi in favore della fxca della Groenlandia.

Eunice ha terminato il suo monologo e adesso i ventiquattro quadratini di Zoom mi fissano e rimangono spaesati nel vedere nei miei occhi le prealpi che si specchiano in un lago lontano.

«Ragazzi», dico fissando il monumento ai caduti del Terragni, «ma per le foche della Groenlandia, qualcuno sta facendo qualcosa?»

STANOTTE SI DORME A TRIESTE O IN PARADISO CON GLI EROI.

10 ottobre 1916

Le foche della Groenlandia ci sono ancora, ma oggi come allora, si stanno davvero estinguendo e la cosa è seria. Se vuoi aiutarle, clicca qui.


Scrivo storie da una immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America  vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere. Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Hey, sembra l’America uscirà il 19 novembre in tutte le librerie. Se vuoi puoi ancora acquistarne una copia in prevendita.

Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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