Made me think of you :-)

Nell’intervista uscita sul blog di BE qualche giorno fa (qui il link), mi è stato chiesto qual è la storia a cui sono più legato. In realtà le storie sono due e sono collegate: ‘Nostalgia‘ e ‘The Blackest Black‘. Di Nostalgia ho già parlato nell’intervista, ma per motivi di spazio, non sono riuscito ad includere ‘The Blackest black’.

La storia è stata anche pubblicata sul numero di marzo 2019 della rivista musicale Buscadero

La storia si ispira alla poesia ‘Mayakovsky ‘di Frank 0’Hara (Baltimore 27/3/1926 – New York 25/7/1966)

Now I am quietly waiting for
the catastrophe of my personality
to seem beautiful again,
and interesting, and modern.

The country is grey and
brown and white in trees,
snows and skies of laughter
always diminishing, less funny
not just darker, not just grey.

It may be the coldest day of
the year, what does he think of
that? I mean, what do I? And if I do,
perhaps I am myself again.

Ora sto pacatamente aspettando
che la catastrofe della mia personalità
sembri bellissima di nuovo,
e interessante, e moderna.
La campagna è grigia e
marrone e bianca sugli alberi,
nevi e cieli di risate
si affievoliscono man mano, meno salaci
non solo più scuri, non solo più grigi.
Forse è il giorno più freddo dell’anno,
cosa ne pensa lui?
Voglio dire, cosa ne penso io? E se ci penso,
forse sono di nuovo me stesso.

Frank O’Hara. Meditation in an emergency
La poesia letta nell’Episodio di Madmen season2

La storia si apre in un diner americano, in uno snodo trafficato di quell’America anonima e sbiadita, quasi dimessa che si stende a perdifiato nei sobborghi a ridosso delle grandi città:

I diners sono una cosa tutta americana. In italiano non c’è una vera e propria parola per tradurli. Definirli tavole calde è riduttivo e in parte ne toglierebbe il fascino vintage; chiamarli ristoranti è pretestuoso e li eleverebbe a luoghi troppo formali. I diners sono non luoghi, edifici modesti situati su strade di grande traffico, posti dove a qualsiasi ora del giorno e della notte si può ordinare un pasto caldo o una tazza di caffè

The Blackest Black.

Sembra una storia noir: un poliziotto, un diner americano all’alba e una storia da raccontare. Eppure l’idea di menzogna è lì, tra le pieghe di una vicenda che invece di dipanarsi si va attorcigliando, mentre Mr. D si ostina a non voler capire:

Alla nostra destra l’aurora nascente cosparge la terra di nuova luce: «Non devi aver paura, Mr. D, ti prometto che capirò…»

«Non sei tu quello che deve capire…» 

The Blackest Black

Come mi aveva scritto Andrea, un amico che si è sempre divertito ad analizzare le mie storie: l’imprevedibile ribaltamento della situazione iniziale giunge improvviso, ancorché gradualmente preparato dai dialoghi (lo si capisce a posteriori), parallelamente all’incessante crescere della luce del sole attraverso le ampie vetrate. E il verbo chiave del racconto e quel “capire” più volte coniugato in prima e terza persona, quasi ad accompagnare la graduale presa di contatto con una realtà, che alla fine risulta comprensibilissima nella sua oggettività, non però nelle sue motivazioni, e che – in conclusione – , anche per il tradimento di una precedente promessa, lascia disorientati tutti, in primis l’autore…

In effetti, poco alla volta ci si accorge che tutto è finto, anche l’alba che illumina la vetrata e che richiama quasi fedelmente un’alba di migliaia di anni prima, anche questa carica di ineluttabilità.

E già l’Aurora nascente inondava la terra di nuva luce,
lasciando il letto dorato di Titone.

Eneide, IV, 584-585

L’ultima alba di Didone, l’ultima alba di Officer Rizzo…

E alla fine il tema è sempre lo stesso, come a dire che siamo così assorbiti dalle nostre vite di rimbalzo che non riusciamo neppure più a capire dove finisce il dolore vero e dove inizia quello virtuale.

guardo distrattamente i clienti che vengono riflessi dall’immensa vetrata come tante ombre sul fondale dell’Acheronte. Davanti a me il vento gelido continua a sferzare la strada deserta, […] Dal soffitto filtra una luce abbacinante, da sala operatoria, che illumina il mobilio moderno ed essenziale. Pochi clienti seduti sui divanetti osservano le loro vite riflesse dagli schermi dei Macbook,

The Blackest Black

Vite riflesse dagli schermi dei cellulari e dei tablet, raccontate dai social media come in molte delle storie che ho scritto:

secondo i precetti dei social media che grazie al distanziamento sociale hanno fatto uno spillover tracimando nelle nostre vite realmente virtuali. 

Esistenze impalpabili come lacca per capelli.

Noi, sedendo e frugando sui telefonini, sfogliamo le nostre vite di rimbalzo cercando tra le foto e le app feticci di attimi vissuti come se fossero un sogno.

Small talk da Finis Terrae

Sì, lo so… le storie sono come le barzellette… non bisognerebbe spiegarle mai 🙂


Hey, Sembra l’America è in prevendita presso il sito della casa editrice BATTAGLIA EDIZIONI e uscirà in libreria con l’inizio del nuovo anno scolastico, presumibilmente verso fine settembre inizio ottobre.

Oggi questo progetto si affida ai lettori del blog, agli amici e a chi in questo anno si è divertito a leggermi ogni lunedì. Se state pensando di comprarne una copia prima… o poi… beh meglio prima in prevendita, questo è l’unico modo per poter investire nella promozione e distribuzione del libro. Voglio ancghe ringraziare le tante persone che hanno già acquistato il libro, davvero non era una cosa scontata. A tutte le persone che acquisteranno il libro in prevendita e mi spediranno una mail all’indirizzo info@excathedra20.blog dedicherò un ringraziamento speciale nella prima storia del nuovo anno scolastico.

CODICE SCONTO: excathedra20America

Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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