Non gridate più

Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà

Fiorella Mannoia, Io non ho paura

Quando apro gli occhi non capisco subito dove sono. Ho fatto un sogno strampalato che con il passare dei minuti sta perdendo consistenza diventando leggero e impalpabile come condensa sui vetri. Ultimamente mi capita spesso di svegliarmi confuso, come se tutte le case e le camere da letto dove ho abitato fossero diventate un tutt’uno: l’America e l’Italia, la Lombardia e il Maryland.

Intanto il sogno continua a perdere consistenza. Ricordo che c’erano due persone sedute su una panchina di Patterson Park a Baltimora, parlavano fitto, sottovoce; dietro di loro la pagoda cinese in cima alla collina era illuminata da un sole smorto che non illuminava un bel niente. Ora non ricordo cosa si dicessero esattamente, ma doveva essere qualcosa di importante, perché nel sogno mi ero ripromesso di annotarmi le frasi, e adesso, con un senso di impotenza e frustrazione mi accorgo che non ricordo neppure una parola, solo un nome, Riccardo Rasman, che adesso non mi dice molto, eppure nel sogno era tutto così chiaro.

Mi alzo dal letto senza fretta e con un magone che mi serra la gola; sono in ritardo eppure non ho fretta. L’estate preme alla finestra con una forza dirompente, il freddo che ci ha attanagliato fino alla scorsa settimana si è liquefatto e adesso il quartiere è un ronzio di motori dell’aria condizionata che sbuffano vapore caldo; tra un paio d’ore l’aria sarà satura di carbonella e carne grigliata nei barbecue, e lattine di birra e bourbon.

Nuvole sopra casa mia…

L’America si vuole lasciare alle spalle un virus esotico, cancellandolo come un file infetto nel computer; un po’ come i miei alunni che fremono per rimuovere l’apparecchio dei denti o un gesso che li ha immobilizzati per settimane.

Scendo in cucina, metto su il caffè e mi connetto per la lezione virtuale con qualche minuto di ritardo. I miei studenti sono già tutti lì, tutti tranne Precious. Alle loro spalle l’estate preme dalle finestre: cieli blu gonfi di nuvole, sprazzi di giardini incendiati dal sole, raggi baluginanti che filtrano dalle persiane.

l’estate preme dalle finestre: cieli blu gonfi di nuvole, sprazzi di giardini incendiati dal sole, raggi baluginanti che filtrano dalle persiane.

«Scusate», dico, poi mi alzo, prendo una tazza dalla credenza e mi verso una porzione generosa di caffè caldo fumante e torno a sedermi davanti al monitor.

I ragazzi mi fissano in silenzio, aspettano che dica qualcosa di originale. In fondo questa è l’ultima lezione di latino dell’anno scolastico, della loro vita, della pandemia; hanno fretta di andare avanti, mentre io ho tanta voglia di tenerli ancora un po’ con me. E allora continuo a fissare i quadratini prendendo tempo.

Non sono mai stato bravo con gli addii.

Chissà perché l’ultimo giorno di scuola non piove mai, fa sempre caldo, un caldo africano, e tutti viviamo la giornata pervasi da un’euforia che dà le vertigini. La sera del dì di festa, il Capodanno d’estate, dove le memorie di un altro anno scolastico si mischiano al dolore sottile, quasi fisico di arrivederci che sanno tanto di addii.

Sia io che i ragazzi non sappiamo cosa succederà quest’estate, figuriamoci a settembre; e allora tergiversiamo. Loro aspettando che io faccia qualcosa di originale, io procrastinando e tergiversando in sovrumani silenzi e profondissima incertezza li fisso stringendoli a me.

«Vogliamo tradurre qualcosa?» dico scherzando, «magari la storia di Erodoto, quella in cui racconta che un certo Erostrato aveva incendiato il tempio di Diana Efesina solo per essere ricordato per aver fatto qualcosa, e allora i giudici l’avevano condannato all’oblio eterno… o magari Cicerone?»

I mei alunni mi guardano con una leggerezza che scivola lentamente in commiserazione. L’America brucia, la pandemia ha superato i centomila morti, è l’ultimo giorno di scuola di quest’annus horribilis e io parlo di storie di Erodoto… di Cicerone…

Uriah mi manda un messaggio privato nella chat: Mr.D se per favore mi manda il testo, le prometto che lo finirò prima della fine di questa lezione…

«Comunque… ragazzi… se tra qualche anno avrete voglia di vedere non tanto come eravate, per quello ci sono le foto dell’yearbook, ma piuttosto chi eravate… beh… io sarò qui.»

Nessuno dei miei alunni ha capito esattamente di cosa sto parlando, eppure rimangono zitti e mi fissano.

Priscilla, i capelli rossi sciolti che le ricadono disordinatamente lungo le guance coperte da efelidi, la pelle diafana che sembra una sottile pellicola trasparente.

Kenzie, il viso rotondo con due impercettibili fossette ai lati delle guance, capelli biondi, occhi chiari.

Sarah, il volto emaciato, due pesanti borse sotto agli occhi e una maglietta dei Nirvana che mette in risalto le costole come se fossero scalini a pioli.

«Mr. D, ma lei cosa ne pensa delle rivolte che sono scoppiate ieri davanti al municipio di Baltimora per quel signore che hanno ucciso a Minneapolis…?»

«Ma cosa vuoi che ne sappia lui?» la redarguisce Destiny, una canottiera fucsia, la pelle scottata dal sole e un sorriso malizioso: «lui è italiano… di queste cose cosa vuoi che ne capisca?»

Stefano

«Già…» rispondo io, scrollandomi di dosso pensieri appiccicosi come sangue rappreso, «Sono italiano, non posso capire…»

Federico

«Ragazzi, abbiamo finito. Domani il nostro percorso prenderà direzioni diverse. È stato un grande onore e un immenso piacere insegnarvi un po’ di latino, e passare così tante ore con voi. Pioggia e sole, autunno inverno e primavera avete sempre fatto del vostro meglio e mi avete reso orgoglioso di essere stato il vostro insegnante.»

I miei alunni cominciano a piangere, lacrime di gioia e di riconoscenza, lacrime che ho già visto, lacrime effimere da adolescenti. La fase adulta della vita dell’effimera (o efemera), un piccolo insetto acquatico che assomiglia alla libellula, dura solo un’ora e mezza. Eppure in questo brevissimo lasso di tempo l’effimera riesce ad accoppiarsi e ad amare… i miei ragazzi vivono emozioni profondissime che durano attimi effimeri, eppure sono emozioni brevissime e sincere, che fanno quasi male.

Uno alla volta i miei alunni scrivono messaggi nella chat di Zoom e se ne vanno in punta di piedi…

Mr D. Grazie per aver cercato di capire.- Sam

Mr. D l’anno prossimo verrò a trovarla tutti i giorni- Destiny.

Mr. D. la sua cucina è un disastro, dopo la lezione forse sarà il caso di lavare qualche pentola- Laiba

Mr D. visto che ho tradotto tutto in tempo? – Uriah:

Ci sono due categorie di ingiustizia: una è di quelli che compiono un oltraggio; l’altra, di coloro che, pur avendone la possibilità, non la allontanano da quelli che la patiscono. Però la maggior parte degli uomini sono stimolati a nuocere gli altri per ottenere quello che incoraggia in loro una forte ambizione.

Cicerone

Mr.D, ma è più triste per noi o per i lettori del suo blog? 🙂 – Destiny

Uno alla volta vanno via tutti, lasciandomi per l’ennesima volta da solo. L’anno prossimo ci saranno nuove facce da imparare a conoscere e sopportare un giorno alla volta.

Proprio ingrato il lavoro dell’insegnante:

Ci hai fatto caso? A noi professori capita una cosa spaventosa: i nostri ragazzi non invecchiano mai, vengono qui giovani e se ne vanno che sono ancora giovani. E noi? Noi invecchiamo al posto loro. Ma cos’è, un film dell’orrore? Un effetto speciale?»

Daniele Lucchetti. La scuola

Sono rimasto da solo a fissare la mia immagine nel monitor. Sono riuscito a salutare tutti. Tutti tranne Precious, la presidentessa degli studenti afroamericani. Mi disconnetto da zoom e mi metto su l’ennesimo caffè della giornata, domani sarà estate. Prendo il cellulare e comincio a far scorrere i messaggi.

Caro Mr. D mi scuso per non essere riuscita a partecipare all’ultima lezione di Latino, purtroppo sono indisposta, allego a questo messaggio la nota del dottore. Precious.

La prego di giustificare Precious V. dalle lezioni di oggi, She can’t breath.

Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

Giuseppe Ungaretti.

La prima storia di Ex cathedra 2.0 è uscita lunedì 4 giugno 2019, si intitolava: Una mattina in modalità social Homeroom. Ad essere sincero non ricordo più perché ho deciso di scrivere e pubblicare le mie storie in un blog, di certo con il passare delle settimane e poi dei mesi, le storie e i suoi personaggi sono diventati parte di me, e con loro i tanti lettori che poco alla volta hanno cominciato a seguire le avventure di Mr.D e della Silvana High.

Il libro…

Voglio ringraziarvi tutti. Le storie della Silvana High diventeranno un libro edito da Battaglia edizioni, quest’autunno. Tropppe le persone che voglio ringraziare per questa avventura.

Irene, che dal giugno del 2019 ha letto ogni singola storia con generosità ed entusiasmo.

Mia sorella Miriam, entusiasta a prescindere.

Beppe Severgnini, che ha scritto delle mie storie su Italians.

Vittorio, per aver detto fin da subito di farne un libro.

Diego Cugia che senza pensarci due volte mi ha risposto con franchezza e spontaneità.

Mamma, che ha distribuito su Whatsapp le mie storie urbi et orbi.

Giovanni, lettore raffinato e ricco di spunti.

Adriano, il mio professore di latino del liceo, un secondo papà.

Claudio Vigolo di radio Rai, che mi ha invitato a parlare delle mie storie nella trasmissione del primo gennaio 2020.

Enrica, lettrice delicata e gentile, nella speranza di rivederti presto qui a Baltimora.

Elisabetta, amica di Baltimora, per il suo entusiasmo e desiderio di aiutarmi a promuovere le mie storie.

Andrea Parodi, amico fraterno e musicista che mi ha permesso di pubblicare sulla rivista Il Buscadero e sulle radio web di Somma Lombarda e Verano Brianza.

Andrea, che ogni settimana ha saputo rileggere in chiave critica le mie storie aiutandomi a capirle meglio.

John, scrittore, amico raffinato e arbiter elegantiae, cittadino onorario di Baltimora, nella speranza di poter festeggiare presto con un Manhattan.

La Phillips band per aver ispirato tante delle mie storie.

Mia moglie Giovanna, continua fonte di ispirazione.

Battaglia editore, per aver creduto fin da subito e senza preconcetti nel mio progetto.

Con la fine dell’anno scolastico, il blog va in vacanza, poi si vedrà. Per chi mi ha letto con pazienza e costanza dico grazie, nella speranza di avervi fatto compagnia, auguro a tutti voi un’estate serena ricca di letture e soddisfazioni.

AD MAIORA, SEMPER. Magister : D

https://www.battagliaedizioni.com/libro/hey-sembra-l-america/

Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

6 pensieri riguardo “Non gridate più

  1. Felici vacanze, se possibile, Mr.D. Grazie per queste Sue storie gentili: ho riassaporato tramite loro gli anni lontanissimi, e felici, del liceo. Mio padre mi disse più d’una volta che la giovinezza si lascia sui banchi del liceo e credo avesse ragione. Grazie per avermi concesso qualche sprazzo di quella lontana giovinezza trascorsa su Orazio, Catullo e il teorema di Laplace.

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    1. Caro Mauro,

      ricambio gli auguri estivi e Le mando un grazie sincero per aver trovato spesso il modo di lasciare due righe di apprezzamento. Sono d’accordo con Lei; a giovinezza si è sublimata proprio lì, tra Catullo, Orazio e il teorema di Laplace.
      Ci rivediamo a settembre!

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  2. Ciao Michele, come stai? Davvero basta post di ex Cathedra? Ogni settimana ho aspettato con impazienza la mail con la tua storia e ti ho immaginato alle prese con quel gruppo di adolescenti che ben hai descritto con i loro atteggiamenti tipici di quel periodo della vita in cui tutto non ha senso o ne ha a seconda delle giornate e di chi hai intorno. Paura e voglia di crescere. Sei molto bravo a scrivere e sono contenta che le storie vengano pubblicate. Grazie ancora e buona estate Renata

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    Piace a 1 persona

    1. Ciao Renata,

      aggiungo qui nei ringraziamenti anche te 🙂 se sono qui in Maryland lo devo anche all’aiuto tuo e di Felice. Per le storie quest’estate usciranno due inediti, uno a luglio e uno ad agosto, poi, se riapriremo, ci vedremo a settembre….

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  3. Ciao Michele, abbiamo seguito con grande interesse i tuoi racconti da Baltimora. Grazie per le tue storie di vita e abitudini americane, viste attraverso l’ottica del professore e degli adolescenti, che a volte per noi italiani risultano inusuali.
    Siamo contenti che la tua rubrica abbia riscosso molto successo e aspettiamo il tuo libro in autunno.
    Ci auguriamo che tu possa trovare la voglia e l’ispirazione di riprendere i racconti alla ripresa della scuola e speriamo di vederci presto in Italia con tutta la famiglia.

    Un caro saluto
    Cristina e Silvio

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  4. Amice carissime -l’ultima puntata e’ sicuramente tra le piu’ commoventi.  Non so se quei poveracci che non insegnano capiranno il sentimento dell’addio rimandato all’ultimo momento possibile, dell’affetto corrisposto solo in parte tra il prof sempre piu’ maturo e gli studenti immortalmente giovani.Poi la dedica alla fine non sai quanto mi ha toccato il cuore.  Manhattanandum erit, eccome.  Scusa l’ignoranza – Stefano e Federico… ma il riferimento e’ di una grande delicatezza, e mi fa vivere quello che abbiamo in comune tu e io, cioe’ il vivere all’estero, l’essere inseriti eppur sempre estranei. cives mundi atque nullius loci…Un abbraccione e un sentito “grazie” della compagnia, dotta ed ilare, che mi ha fatto Mr. D. in quest’ultimo anno accademico,J  

    John C. McLucas, PhDProfessor Emeritus of Italian and Latin,Towson University 1314 Bolton StreetBaltimore, Maryland 21217 amazon.com/author/johncmclucas

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