Quello che la gente ama più dell’eroe è vederlo cadere.

But the one thing they love more than a hero is to see a hero fail, fall, die trying.

Spider-Man 2002

28 Gennaio 1917 confine di El Paso, Texas

Carmelita è in marcia da un’ora, cammina lentamente verso la frontiera che adesso è una macchia uniforme che svetta all’orizzonte. È un incedere lento, accompagnato da un sole smorto che rimane sospeso in un cielo sterminato sgombro di nuvole che non sembra volerne saperne di scaldare. Carmelita è una ragazza messicana di diciassette anni, poche idee davvero chiare e qualche sogno confuso. Lavora come domestica in una casa signorile di El Paso per un pugno di dollari al giorno, e ogni mattina passa il confine insieme ad altre centinaia di ragazze messicane.

A pochi metri dal tram che la trasporterà sul ponte che attraversa il Rio Grande, e da lì fino al centro di disinfestazione del confine, Carmelita avverte un brivido. Con l’avanzare dei passi il brivido diventa nausea che le serra la bocca dello stomaco. Sente odore di cherosene, anche se l’aria frizzante è fresca e carica di promesse ma forse è solo un ricordo, una percezione.

L’odore nelle narici però, con il passare dei minuti aumenta, con l’aumentare dei passi, e sa di aceto e agenti chimici che bruciano la pelle, odore di America.  Non ha fatto colazione Carmelita, eppure lo stomaco è vuoto, e le sembra quasi di percepire i succhi gastrici che le salgono su lungo l’esofago. Tra qualche minuto, stipata nel tram, raggiungerà il centro di disinfestazione, verrà invitata a scendere dal mezzo, dovrà spogliarsi, rimanere nuda e consegnare i vestiti alle guardie per essere sterilizzati in un essiccatore a vapore e fumigati a base di Zyclon B, e sempre nuda, davanti a un ispettore doganale verrà ispezionata, mentre lei cercherà di coprire i seni con la mano destra e il pube con quella sinistra. La guardia l’esaminerà sommariamente, prima i capelli, poi le ascelle, quindi le scosterà le mani dal petto, poi delicatamente quelle che le coprono il pube per vedere se anche lei ha i pidocchi. Gli americani sono ossessionati dai pidocchi.

Due settimane prima li avevano anche trovati, i pidocchi, non a lei ma a Maria, una sua compagna di viaggio di tredici anni e allora le avevano rasato i capelli ricci e neri e i peli delle ascelle e quelli del pube con delle tosatrici e poi l’avevano costretta a fare il bagno in una vasca di cherosene e aceto.

Contract Mexican laborers being fumigated with the pesticide DDT in Hidalgo, Texas, in 1956. Source: National Museum of American History.

«Pero por qué?» Aveva strillato Carmelita mentre sorreggeva Maria che respirava farneticamente alla ricerca disperata di aria buona.


La verità, si nasconde come sempre nelle pieghe dei libri di storia, ma Carmelita questo non può saperlo. La grande guerra sta alimentando profondi sentimenti di paranoia e patriottismo anti-straniero qui in Texas così come a Ellis Island a New York. Gli americani hanno paura degli stranieri, delle rivoluzioni messicane e dei tedeschi che potrebbero lanciare incursioni di bombardamenti dal Messico. Come protesta contro la Germania, gli americani hanno persino cambiato il nome di wurstel in hot dog. E per proteggere il paese dalla minaccia del tifo, gli agenti doganali statunitensi hanno iniziato a ispezionare la frontiera messicana al ponte internazionale di El Paso-Juarez passando al setaccio i migranti in cerca di pidocchi e sporcizia. Dalla sporcizia fisica a quella razziale lo spillover è stato breve. E adesso, molti messicani, per entrare oltre il confine devono superare test di intelligenza, puzzles, semplici esercizi di matematica e di logica, alla ricerca di messicani degni di passare il confine e mischiarsi alla razza americana.

Carmelita, stipata sul tram non si sente bene, annusa cherosene, e agenti chimici e sudore e freddo. Quando il convoglio si ferma a pochi metri dalla stazione di smistamento e gli attendenti americani invitano lei e le altre ragazze a scendere dal mezzo per iniziare l’ispezione, Carmelita prova un senso di rabbia che le serra la gola, si gira dando le spalle ai gendarmi e rimane immobile.

La prima manganellata la raggiunge sulla schiena cogliendola di sprovvista, la seconda sulle gambe la fa trasalire; le prime ragazze scendono spaventate dal mezzo dirigendosi sommessamente verso il centro di ispezione.

«FERME RAGAZZE» strilla Carmelita, «NON ANDATE ABBIATE DECENCIA Y DIGNIDAD…»

Le guardie si avvicinano minacciose imponendo a Carmelita di allontanarsi dal mezzo che non è aria di rivolte, figuriamoci di rivoluzioni.

Carmelita spinge la prima guardia indietro, poi scalcia la seconda e a questo punto, poiché come ha detto anche qualcuno di cui non ricordo più il nome, le parole ispirano ma gli esempi guidano, altre ragazze cacciano indietro le guardie americane e poi altre ancora. Nel giro di venti minuti, i migranti soverchiano gli ufficiali di frontiera, circondandoli e spingendoli indietro, è una sassaiola, una rivolta guidata da una diciassettenne che come voi oggi, come noi ieri, ha capito che solo quando accetteremo passivamente l’ingiustizia saremo un po’ più piccoli, un po’ meno umani.


Xochitl, due occhi piccoli e neri, capelli ricci, un sorriso sincero fatto di denti bianchi e regolari, finisce di parlare e i miei alunni la fissano senza sapere cosa dire. Dal canto mio continuo a cercare risposte nel giardino e nel cielo bigio che sa di tutto tranne che di primavera. Un po’ mi odio per aver invitato una ragazza che non è neanche una mia studentessa a parlare al mio gruppo Zoom; speravo che Xochtil, presidentessa delle ragazze latino-americane della scuola, avrebbe parlato del Cinco de Mayo, adesso so che la pigrizia mi ha fregato e Xochtil ha fatto un comizio bello e buono che di buono non porterà proprio nulla.

Fuori continua a piovere, l’acqua bagna l’American Dogwood di Mr. Hamilton e le fronde inzuppate si protendono verso cielo. Io continuo ad aspettare, nella speranza che un deus ex machina di passaggio mi liberi da questo impasse; Xochtil dal canto suo fissa noi tutti con occhi furenti, tipico degli adolescenti assorbire le storie di eroi, ruminarle e viverle respirandole come se le avessero fatte loro, quelle bravate. In questo momento Xochtil, lo so, è convinta di essere Carmelita Torres, una ragazza messicana che nel 1917 si è ribellata contro le guardie di frontiera di El Paso, Texas… poco importa che il suo nome sia poi scomparso dai libri di storia americana, di lei non si è più saputo nulla, a parte che è stata arrestata… ma questo a Xochtil non interessa.

«Mr D. possiamo andare adesso?» Domanda Kenzie sorridendo imbarazzata, a lei di certo di El Paso e delle ingiustizie del Texas interessa quanto una lezione sulla perifrastica attiva.

«Zyclon B…Ma non è il reagente chimico usato dai Nazisti ?» Domanda Uriah, una retoricissima domanda di cui avremmo fatto tutti volentieri a meno.

“Non vi sarà domandato un giorno se abbiate saputo far stare a dovere i prepotenti”….”Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprato i mezzi che erano a vostra disposizione per fare ciò che v’era prescritto, anche quando avessero le temerarietà di proibirvelo”

Manzoni, I Promessi Sposi.

Non sequitur. Uno alla volta i miei alunni si disconnettono senza commentare. Fuori continua a piovere, ma fortunatamente lunedì tornerà il sole e qui in America festeggeremo il Memorial Day, la festa nazionale per onorare tutti i militari americani caduti in servizio, la festa dell’estate dove scoperchiare le piscine e grigliare bistecche in onore dei caduti.

L’elicottero presidenziale sorvola i cieli di Baltimora da due giorni, pare che il presidente festeggerà il Memorial day a Fort McHenry qui a Baltimora, un forte militare famoso per essere stato attaccato dalla Royal Navy nella notte del 14 settembre 1814 nel corso della guerra anglo americana. L’evento, che fu uno degli scontri principali durante questo conflitto, fu una delle principali cause che ispirarono il poeta dilettante Francis Scott Key a scrivere la poesia Star Spangled Banner, il cui testo è in seguito divenuto l’inno nazionale statunitense. Ma queste sono storie di altri eroi, di altre guerre dove i vincitori hanno saputo sublimare le storie dei vinti.

I disordini di Bath del 1917 avvennero dal 28 al 30 gennaio 1917 sul ponte di Santa Fe tra El Paso, Texas e Juárez, in Messico. Le rivolte sono state scatenate dalle pratiche disumanizzanti e mortali del servizio di immigrazione e naturalizzazione Statunitense, che richiedeva ai messicani di “spogliarsi nudi e di essere disinfettati con vari agenti chimici, tra cui benzina, cherosene, cianuro di sodio, cianogeni, acido solforico e Zyklon B prima di guadagnare l’entrata negli Stati Uniti “. Lo Zyklon B, la fumigazione scelta sul confine tra Stati Uniti e Messico, fu in seguito utilizzata nelle camere a gas della Germania nazista. Gli agenti di polizia sono stati anche accusati di aver scattato e condiviso fotografie di nudo di immigrate messicane. Un anno prima, 50 messicani dopo essere stati  spruzzati con benzina e kerosene, erano stati accidentalmente dati alle fiamme, provocando la morte di 27 di loro.  Tutte queste condizioni hanno contribuito alle rivolte, iniziate quando Carmelita Torres, una ragazza di diciassette anni si è rifiutata di sottoporsi alla procedura. A Torres fu negato il rimborso della sua tariffa di trasporto, così iniziò a urlare contro i funzionari e convinse altri immigrati ad unirsi a lei. Dopo tre giorni di rivolte, la protesta si placò, ma il processo di disinfezione dei messicani al confine con gli Stati Uniti continuò per altri 40 anni. Di Carmelita Torres, arrestata dalla polizia di frontiera statunitense, non si è più saputo nulla. Secondo alcuni, Carmelita è la Rosa Park latino-americana.

Anche questa settimana ringrazio La RJ Phillips Band per la segnalazione di questa storia, di seguito la loro canzone ispirata alle vicende di Carmelita Torres.

Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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