L’America delle piccole cose

Broken hearts and dirty windows

 Make life difficult to see

That’s why last night and this mornin’

Always look the same to me

John Prine, Souvenirs

Ms. Baterman dice qualcosa mentre caccio indietro il mostro silenzioso del soggiorno che sta inghiottendo un boccone alla volta brandelli di quotidianità.

Nel fondo della stanza la televisione accesa su WBAL trasmette immagini di un’apocalisse che sembrano rubate da un vecchio B movie degli anni Ottanta.

In questa commedia degli equivoci, io e Ms.Bateman facciamo finta che sia normale fare un colloquio via zoom per parlare dei progressi di Priscilla, alunna che non vedo da quasi un mese.

Il rumore di un’ambulanza taglia in due il silenzio restituendomi un po’ di pace.

«Allora Mr. D, come la vede mia figlia?»

Virtualmente…

«Benissimo, per quel che le posso dire… ha consegnato tutti i lavori virtuali in tempo e partecipa a tutte le lezioni virtuali

Insomma, la vedo virtualmente bene.

I colloqui con i genitori si dividono in tre tipi: quelli con i genitori dei figli dell’Acheronte che implorano pietà, quelli con i genitori dei figli del purgatorio che implorano clemenza, quelli con i genitori dei figli dei campi elisi che esigono un panegirico, che poi non è chiaro se per loro, per i figli o per entrambi.

Ms. Bateman, la signora che mi ritrovo davanti, la madre di Priscilla, appartiene alla terza categoria.

Ms. Bateman sorride compiaciuta, la faccia vicinissima alla videocamera mi restituisce l’immagine di una donna di mezza età con una bellezza velata e offuscata, quasi molle, come se il fantasma di Priscilla fosse venuto a farmi visita da un futuro non troppo lontano.

«Sono felice» Dice Ms.Bateman, «Sa… Priscilla parla sempre di lei…» aggiunge.

Gli esercizi di captatio benevolentiae fanno parte del retaggio delle madri del terzo tipo, alle quali di norma bisognerebbe rispondere con un altrettanto pirotecnico complimento rivolto alla figlia, ma che in realtà soddisfa l’ego della madre, qualcosa tipo: «Eh eh… facile con ragazze brave come Priscilla, ma qual è il vostro segreto di genitori?»

La sirena viene inghiottita dagli angoli della strada e il silenzio torna scuotere  il quartiere.

Per quel che mi riguarda il colloquio è finito.

Andiamo in pace.

Ms. Bateman paga le tasse e la pensa diversamente. Dal suo sguardo falsamente rilassato mi accorgo che non ha assolutamente voglia di essere liquidata in due minuti.

«E mi dica… Mr. D, Come pensa di proseguire questo insegnamento a distanza?»

Con l’aiuto della divina Provvidenza, o di uno piscologo o magari di Capitan America….

«Ma guardi, siamo preparati a questa evenienza, siamo… siamo in contatto con l’amministrazione e con l’ufficio centrale… e poi dobbiamo fare in modo di ricordare più che rammentare questi momenti»

«In che senso?» Domanda Ms. Bateman incuriosita.

«Nel senso che ricordiamo con il cuore, un percorso simile a quello dei bambini, senza alcuna logica apparente. Rammentiamo con la testa, in modo logico, ordinato. Questi sono giorni e situazioni che dobbiamo vivere con passione, non con ragione…Allora, se vuole ci possiamo aggiornare a…»

Ms. Bateman sorride sorniona: «Veramente avrei un’altra domanda…»

Ecco, sto scoprendo una frase alla volta che se un colloquio con i genitori è già noioso di persona, beh su Zoom…

«Per gli esami di fine anno, che lei sappia… noi…»

Ms. Bateman si sta annoiando, è un inutile giovedì di inizio aprile senza una sua precisa identità; siamo bloccati in casa da settimane e lei non sa più a chi rivolgersi, probabilmente dopo aver prosciugato il marito, i vicini, i parenti di primo, secondo e terzo grado adesso ha iniziato a perseguitare gli insegnanti.

«Vede… in teoria per queste domande dovrebbe rivolgersi all’amministrazione, io insegno Latino e poi adesso dovrei correggere, quindi se non le dispiace…»

Dalla faccia proiettata sullo schermo mi accorgo che le dispiace eccome, ad ogni modo Ms. Bateman sorride e mi saluta.

Mi alzo dalla sedia sbuffando; mi dirigo in cucina e mi verso una tazza di caffè ormai tiepido, entro in sala e guardo distrattamente le notizie che scorrono sul fondo dello schermo.

Se i sogni fossero tuoni e i desideri fossero lampi, probabilmente questa cucina si sarebbe polverizzata almeno tre settimane fa…

Una serie di sciagure apocalittiche continuano a inseguirsi senza sosta, come frasi di biscotti della fortuna guasti, poi, quando sto per spegnere la televisione, una notizia scorre veloce togliendomi il respiro;

John Prine dies at 73 after developing  COVID 19 symptoms.

Rimango immobile a fissare lo schermo incredulo.

Mi siedo sul divano mentre ricordi che non riesco a rammentare mi chiudono la gola.

Oggi lo so, il Maryland è più vuoto; l’America è più vuota. Se n’è andato il poeta delle piccole cose: case modeste con il profumo di meat loaf che filtra delicatamente dalle storm windows. Cadillac cromate che attraversano sobborghi  dimenticati, un autolavaggio, qualche buco sulla strada e  poco più. Un’America rurale dove la tristezza degli ultimi inciampa nella miseria e nell’emarginazione e la dignità delle piccole vite che tirano avanti con il minimum wage viene mortificata dalle logiche spietate di un mondo senza humanitas.

Just give me one thing

That I can hold on to

To believe in this livin’

Is just a hard way to go

John Prine, Angel from Montgomery

Dalla finestra alla mia sinistra il cielo azzurro è indifferente. Ormai la neve dell’inverno si è sciolta e il Natale ha ceduto il passo alla Pasqua, nascondendo per sempre i giocattoli rotti e pastelli sbiaditi, poche cose su cui poter rimuginare.

Father forgive us for what we must do

You forgive us and we’ll forgive you…

John Prine, Fish and Whistle

Mi alzo dalla poltrona controvoglia e mi dirigo lentamente al computer. Mi siedo sulla sedia con gli occhi chiusi, i versi di John Prine che mi ronzano in testa.

«Hey Mr. D» Gracchia qualcuno dalle casse del computer.

«Ma che caz..» Strillo spaventato. Apro gli occhi e mi trovo davanti la faccia di Ms. Bateman.

«Parlava in italiano, vero?» Mi domanda.

«Ma che ci fa ancora qui?»

«Aspettavo…»

Talis mater… talis filia…

«Ms. Bateman, vuole pranzare con me? sto per mettere su due spaghetti, potrei fargliene due virtuali e darglieli tramite zoom» Domando a metà tra il sarcastico e il seccato.

Ms Bateman mi guarda attraverso lo schermo con fare curioso, poi sorride compiaciuta; «Se non disturbo…»

Vivas ut possis, quando non quis ut velis.

Vivi come puoi, dal momento che come vuoi non puoi.

Publio Papinio Stazio

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Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

4 pensieri riguardo “L’America delle piccole cose

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