Rumors e Rumori

‘Mr.D’ chiede Priscilla senza nemmeno alzare la testa dal foglio, ‘Ma cos’è la Fama… quando Didone muore?’
Domanda impegnativa, anche se formulata male. Prendo tempo girando la testa verso la finestra alla mia sinistra. Piove; una pioggia ghiacciata spinta dal vento polare frammisto a neve tritata che arriva dalla baia. Spruzzi d’acqua ticchettano sul vetro della finestra che dà su White Oak; i trucks sfrecciano sull’asfalto agitando l’aria e spruzzando acqua gelida ai lati della strada.
‘La Fama è un mostro, Priscilla. Un mostro orribile, forse il peggiore dei mostri. Ha il corpo da pennuto…’
‘Come un’Arpia’ si intromette Uriah.
‘No, peggio… La Fama ha centinaia di occhi incastrati nel piumaggio e mille orecchie, sente e vede tutto, ma ha anche mille bocche che bisbigliano insinuando il dubbio. La Fama esiste ancora, ha solo cambiato forma. Non è più un mostro alato, perché non le serve più volare, oggi la Fama è fatta di monitor e fili e microfoni e videocamere nascoste, non si muove nel cielo ma nella rete, tra le pieghe dei social media e come duemila anni fa sparge il dubbio sotto forma di fake news. La Fama dice quello che vogliamo sentire, e si nutre delle nostre paure’
Il mònotono beep monotòno taglia il mio discorso a metà. Giro la testa dalla finestra verso i miei alunni e mi accorgo che mi sono lasciato trasportare un po’ troppo dall’argomento, perché tutti mi fissano con le bocche aperte a formare una O di meraviglia e i muscoli tesi, senza avere il coraggio di lasciare l’aula.
‘Andate ragazzi, questo discorso lo finiamo domani… con più calma…’
I ragazzi escono dall’aula ancora storditi dalle mie parole. Metto su il terzo caffè della giornata mentre mi appresto a rispondere a qualche email sbocconcellando un panino. Al di là della porta sopraggiungono gli echi attutiti di vita scolastica; schiamazzi, risate, tacchi che battono sulle piastrelle del corridoio. Storie di adolescenti che si mischiano a quelle degli adulti, tutti insieme in questo microcosmo fatto di speranze, frustrazioni, sogni e bollette da pagare.
La porta si apre emettendo un crepitio e mi trovo davanti Kenzie e Destiny. Indossano la tuta da cheerleaders della Silvana, simbolo di potere e popolarità tra le ragazze: leggings grigi, una felpa bianca e verde con il logo della scuola nel centro. Quel completo apre le porte del successo, sogno proibito di centinaia di ragazzi che ritagliano le foto dall’yearbook e le attaccano dentro gli armadietti; invidia da parte delle ragazze che a inizio agosto sono state scartate dai tryouts della popolarità. Non è facile fare le cheerleaders. Oltre ad essere carine, bisogna avere spiccate doti atletiche. Kenzie e Destiny, insieme alle altre ragazze delle varsity cheerleaders si allenano tutti i pomeriggi dalle tre alle sette di sera esibendosi in esercizi e salti e piroette che spesso valgono da soli il prezzo del biglietto di una partita di football della scuola. L’esibizione delle cheerleaders mi ha sempre ricordato gli intermezzi delle opere serie che spesso rubavano la scena all’opera vera e propria.
‘Mr D. Sta scrivendo le sue storie?’ domanda Kenzie con sguardo complice.
‘Stavo per iniziare…’
‘Le dispiace se mangiamo qui?’ Domanda Kenzie in modo platealmente retorico. Chi indossa il completo da cheerleader non è né abituato a chiedere né tanto meno a sentirsi dire di no.
Faccio la faccia cattiva, giusto per darmi un minimo di arie, in una giornata così cupa un po’ di compagnia non può guastare: ‘solo se non disturbate…’. Replico arcigno.
Le ragazze non prestano neanche attenzione alle mie moine e si vanno a sedere nel centro dell’aula. Quasi subito si perdono nei loro dialoghi serrati fatti di mezze parole bisbigliate e eloquenti sorrisetti. Bisbigliano senza interruzioni e quasi subito mi distraggono. Così, complice anche la pioggia che continua a battere sui vetri, dopo neanche due minuti non riesco più a concentrarmi.
‘E così lui ha visto il mio profilo… capisci?’ Bisbiglia Destiny, mentre Kenzie si limita ad annuire.
‘Allora…’ Continua Destiny, ‘Allora gli ho scritto un messaggio e quasi subito we slid into DM
Il loro inglese mi suona a tratti incomprensibile, ma non è un problema linguistico, solo generazionale.

Controllo su Urban dictionary l’espressione to slide into DM. La risposta è fin troppo ovvia: letteralmente scivolare dentro un DM ovvero passare dentro un Messaggio Diretto: succede quando da un profilo di un socialmedia si passa da messaggi pubblici a messaggi privati…
‘Ci siamo messaggiati per qualche giorno poi lui ha iniziato a ghosting senza un motivo apparente’ continua Destiny, io e Kenzie l’ascoltiamo rapiti.

Ghosting… Letteralmente: diventare un fantasma, ma naturalmente Urban dictionary mi spiega che ghosting è quando una persona interrompe qualsiasi comunicazione con la persona con cui sta chattando, senza preavviso. Un po’ come il nostro visualizzare senza rispondere.Kenzie e Destiny continuano a parlare mentre io mi perdo nei miei pensieri.

Sabato pomeriggio, nei vicoli del rione Maddalena il sole fa capolino dai tetti delle case che si ammassano una sopra l’altra in uno spazio angusto. Un’aria carica di umidità e ragù che cuoce a fuoco lento riempie l’aria della sera del dì di festa. Io, otto anni appena compiuti, sono seduto nel salone di bellezza di Maria la parrucchiera. I grandi specchi dall’altra parte della stanza riflettono le immagini di donne sorridenti con i bigodini colorati tra i capelli. C’è odore di lacca e di shampoo e balsamo e di tinta per capelli. Le signore parlano fitto, storie di paese, microcosmi di vite che per un paio d’ore si ergono a dilemmi esistenziali. Intanto fuori la Fama, creatura alata con volto di donna, completamente ricoperta da piume dalle quali spuntano invisibili occhi e centinaia di orecchie vola sopra le nostre teste soffiando nell’aria rumors e rumori di paese. Abbasso la testa sui giornali sparpagliati sul tavolo, sposto una copia di Cronaca Vera e una di Chi e quasi senza volerlo invece dell’ultima copia del Corriere dei piccoli, mi ritrovo tra le mani un compendio in inglese del De bello Gallico.

Sono nuovamente in Maryland, è la fine di gennaio Venti Venti; due cheerleaders di sedici anni mi fissano e mi parlano mentre stringo tra le mani il volume di Latino. Il rione Maddalena lontano più di quattromila miglia, la mia infanzia una suggestione, impalpabile come la condensa che vela la finestrella che dà su White Oak.
He zoned out’ stanno bisbigliando con un ghigno di sorpresa.
Zone out, letteralmente si è diviso fuori, in poche parole incantato. Tossicchio, cercando di darmi un contegno, ma ottengo il risultato opposto.
‘Mr D, lei è davvero chill’ Dice Kenzie.
Chill come fresco, ma, probabilmente non frescone ma cool, figo… un complimento, quindi.
‘Ah Chill come in Netflix and Chill’ Dico io ripetendo un’espressione che devo aver sentito qualche giorno fa in televisione.
Le ragazze scoppiano in una risata fragorosa e quasi subito mi accorgo di aver detto qualcosa fuori luogo. Sto per correggere il tiro quando la voce della preside si materializza dagli altoparlanti della Silvana High
‘Studenti e staff attenzione; un soggetto è stato avvistato nel corridoio sul lato della biblioteca con quella che sembra essere una pistola. Studenti, insegnanti e volontari hanno riportato di aver sentito un colpo di arma da fuoco. Agite immediatamente secondo il protocollo di sicurezza.’
Kenzie e Destiny smettono di ridere e si rizzano in piedi.
‘Ha detto la biblioteca, vero?’ Domanda Destiny.
‘Esatto’ Replico io.
‘Ok, allora dobbiamo abbandonare l’edificio, perché la biblioteca è dall’altra parte della scuola’ Conclude Kenzie.
Usciamo dall’aula senza portare niente con noi. Il corridoio è illuminato a intermittenza dalle luci di emergenza che indicano l’uscita più vicina. Centinaia di studenti camminano ordinatamente lungo il corridoio senza parlare. Quando raggiungiamo l’uscita sul lato est, veniamo investiti da una folata di vento gelido che soffia dalla baia. Il cielo bigio sembra un’impalpabile striscia di Domopak. Attraversiamo il campo da baseball tremando per il freddo pungente che entra nelle ossa e saliamo lungo la collina. In lontananza la preside e due poliziotti della contea seguono le operazioni di evacuazione da spessi binocoli. Attraversiamo White Oak e ci dirigiamo a passo spedito verso la caserma dei pompieri sull’altro lato di White Oak, il rally point, il punto di raduno designato in caso di pericolo.
Kenzie, che fino a quel momento mi ha seguito senza aprire bocca mi tocca il braccio e si decide a chiedermi se è un’esercitazione.
‘Sì… Kenzie, è solo un’esercitazione’ Rispondo abbozzando un sorriso di circostanza.
Kenzie adesso sorride: ‘Mr.D. Ad ogni modo Netflix and Chill significa…’ Poi scoppia nuovamente in una risata fragorosa che le fa lacrimare gli occhi.

***

È opinione comune ritenere che la maggior parte degli omicidi di massa negli Stati Uniti siano stati compiuti in edifici scolastici. In realtà nella classifica dei più sanguinosi omicidi di massa, sebbene le scuole siano presenti, non occupano i primissimi posti e sono in percentuale minore rispetto ad altri luoghi.

1 ottobre 2017 STRAGE DI LAS VEGAS – 59 morti durante un concerto.

11/12 giugno 2016 STRAGE DI ORLANDO – 49 vittime in un night club

16 Aprile 2007 STRAGE DI VIRGINIA TECH – 33 persone in una università.

14 dicembre 2012 STRAGE DI SANDY HOOK – 27 persone in una scuola elementare

5 novembre 2017 – STRAGE ALLA SPRING CHURCH – 26 persone in una chiesa

16 ottobre 1991 – STRAGE DI LUBY- 23 persone in un ristorante.

3 agosto 2019 – STRAGE DI EL PASO- 22 persone in un centro commerciale.

18 luglio 1984- STRAGE DEL MC.DONALD’S DI SAN YSIDRO SAN DIEGO -21 persone in un fast food.

14 febbraio 2018- STRAGE DELLA MARJORY HIGH SCHOOL – 17 persone

1 agosto 1966- STRAGE DELL’UNIVERSITY OF TEXAS- 18 persone.

tutte le stragi sono state compiute con fulcili semi automatici.

Per ogni americano ucciso da un atto di terrorismo negli Stati Uniti o all’estero nel 2014, oltre 1.049 sono morti a causa di armi da fuoco.

Eve Bower CNN

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Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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