Veni Vidi Visa. Lezioni di new economy

Francamente non so se l’invidia sia il sentimento più violento di tutti gli altri e se non sia ugualmente difficile reprimerlo o suscitarlo. Gli uomini provano invidia specialmente verso i pari e gli inferiori, specie quando si accorgono d’essere stati superati e constatano con dolore che quelli sono saliti più in alto di loro.

Cicerone, De Oratore, Liber II, 52.

‘Aspettate un attimo. Ragazzi, ma voi la sapete la differenza tra invidia e gelosia?’ Domando folgorato da un’improvvisa rivelazione.

Ho passato l’ultima mezz’ora cercando di portare avanti un percorso matto e disperatissimo sull’invidia nella letteratura latina e solo adesso mi sono accorto che per i miei studenti jealous e envious vogliono dire la stessa cosa. In effetti per gli americani la frase I’m jealous è utilizzata come un’ espressione di sorpresa per rimarcare che qualcuno ha fatto qualcosa di buono.

Magari, se possono scegliere, i miei alunni preferiscono usare geloso perché profuma di semplicità, tipo cheeseburger e french fries, mentre invidioso profuma di spocchia, tipo meatloaf and baked potatoes ma al di là di questi dettagli, dal loro punto di vista i due aggettivi sono sinonimi.

Adesso la classe mi guarda in setup mode, nel senso che la distanza tra noi e loro è un abisso. Forse viviamo in sistemi operativi differenti: loro si muovono in IOS, io in Android.

Intanto fuori piove; una pioggia spessa, a metà strada tra il nevischio e la grandine. Il vento che arriva della baia spazza White Oak e il cielo scuro si specchia nell’asfalto bitorzoluto che luccica di benzene. Anche se sono solo le otto e mezza del mattino, sembra già sera.

‘Ragazzi, invidioso è composto da in-videre cioè vedere male, mentre geloso è latino medievale e viene da zelosus nel senso di scrupoloso… ossessivamente scrupoloso’ Dico cercando di aiutarli.

Ora i miei alunni mi guardano senza vedermi, come se fossi trasparente; forse anche per reagire a questa situazione mortificante accendo la luce. La classe viene accecata dal bianco plastico dei neon. Alex bisbiglia un prosaico –What the heck– paragonabile al nostro italiano – ma che cappio–   il resto dei ragazzi si limita a stropicciarsi gli occhi.

‘Ragazzi, siamo gelosi di qualcosa che possediamo e che abbiamo paura di perdere, siamo invidiosi di qualcosa che qualcun’altro possiede e che non abbiamo…ma vorremmo.’

Kenzie alza la mano: ‘ Mr D. ma lei quanti subscribers ha nel suo blog?’ Fare domande spiazzanti nel bel mezzo della lezione? Tipico dei miei alunni.

‘Quale blog?’ Rispondo cercando di impostare una voce ruvida ma che suona solo sorpresa.

‘Quello in cui scrive in italiano… durante la pausa pranzo’  Sorride Kenzie, un sorriso sornione di chi la sa lunga.

‘E tu come lo sai?’ non faccio in tempo a finire di formulare la domanda che mi sento già un po’ più scemo.

Kenzie la cataloga come domanda retorica e riparte all’attacco incalzandomi: ‘Allora? Quanti subscribers?’

‘Non… lo so…’ mento, ‘E poi è in italiano e poi stavamo leggendo un passo di Orazio… quante volte te lo devo dire che non devi tergiversare!’ Attaccare un alunno come forma di autodifesa? Tipico degli insegnanti.

‘Vabbè’ mi incalza Kenzie, ‘Ma almeno mi dica quanto monetizza’

Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames! -A cosa non spingi i petti mortali o esecrabile fame dell’oro.

Ecco, la differenza sta tutta qui: per i miei alunni americani la fame dell’oro non è esecrabile, fare soldi, possibilmente a badilate, non è un diritto ma un dovere. Chi, come me, scrive per divertimento è un sognatore ad essere gentili, un loser, uno sfigato, ad essere realisti.

‘Ma lo sa che Ms.Meyers ha postato un video su Youtube che in due settimane ha già collezionato duecentomila visualizzazioni?’ Dice Kenzie con un tono di voce che tradisce ammirazione, anzi no, invidia.

‘Ms. Meyers? La prof di scienze?’

‘Proprio lei’ replica Kenzie, ‘Allora me lo dice quanto monetizza?’

‘Ti ho detto che non… lo so…’ mento, ‘Vogliamo finire questa traduzione di Orazio, sì o no?’

Durante la seconda ora metto su un caffè, sistemo le carte sulla cattedra, tergiverso un po’cercando di concentrarmi sulla lista di cose da fare, tante ad essere onesti. Il secondo quarto finirà settimana prossima e sono tremendamente indietro con i voti e i compiti da correggere.

Alla fine cedo alla tentazione, accendo il computer e vado su Google. La macchinetta alle mie spalle comincia a gorgogliare riempiendo l’aula dell’aroma forte del caffè. Solo un minuto, mi riprometto.

Non faccio fatica a trovare il canale di Ms.Meyers. Il titolo è orecchiabile, la veste grafica accattivante. Faccio partire l’ultimo video, quello da duecentomila visualizzazioni.

La voce di Ms. Meyers riempie lo schermo. ‘Dear mummy and daddy, avere dei piccoli angioletti da accudire non è la cosa più bella del mondo? Non vi sentite benedetti?’ In sottofondo la sonata  in C KV 545 di Mozart accompagna le parole come una lullaby d’autore. Ms.Meyers, seduta a gambe incrociate sul divano di un modestissimo soggiorno americano, sorride alla telecamera; due bambine, una sui cinque anni e una sui due, corrono spensierate saltando sui divani, infilandosi sotto il tavolo e tra gli sgabelli della linea Avund di Ikea. Nell’insieme il quadretto familiare è idilliaco e rilassante.

Ms.Meyers non fa una piega, continua il suo monologo con voce calma e avvolgente, come se la cosa più importante di tutta la sua esistenza stesse accadendo in quel preciso momento. I suoi movimenti sono ipnotici al punto che dopo qualche minuto provo un irrefrenabile desiderio di essere anche io in quel soggiorno Avund Ikea. Una mamma così premurosa è un ibrido tra Mary Poppins e Cornelia, la madre dei Gracchi. Ms Meyers va avanti a parlare di parenting, ma lo fa con un piglio professionale ma non saccente, come se fosse la reincarnazione femminile di Piero Angela. Io ascolto, mesmerizzato dai suoi occhi verdi, il sorriso composto e rassicurante, come una delle sirene di Ulisse mi sta spingendo contro gli scogli di questa seconda ora di un gelido mattino di gennaio in cui avrei un sacco di cose da fare.

Quando Mr.Cummings bussa alla porta della mia aula, il caffè alle mie spalle è ormai freddo e la seconda ora, quella in cui avrei dovuto programmare è finita; ho passato cinquantotto minuti su youtube sfogliando uno alla volta tutti i video di Ms Meyers, e se non dovessi insegnare tra due minuti, continuerei a guardarli.

‘Mr.D anche tu guardi i video di Ms.Meyers?’

‘Correggevo’ Mento con un moto d’orgoglio mentre clicco il bottone mute zittendo Ms.Meyers che sta parlando di merende salutari o erano salutiste?

‘Se hai un minuto, guarda anche il mio canale youtube, questa settimana parlo della guerra di Korea. Ad ogni modo lo sai che Ms.Meyers ha dato le dimissioni? Oggi è il suo ultimo giorno’ Conclude Mr.Cummings.

‘Ma davvero?’ Domando sorpreso.

‘Il canale le sta andando bene, allora ha deciso di lavorarci a tempo pieno. Alla fine delle lezioni ci sarà una festicciola  d’addio in sala professori…’

Il monòtono beep monotòno taglia in due la conversazione; sul monitor Ms.Meyers continua a sorridere muovendo le labbra. I suoi occhi verdi sembrano due biglie di vetro luccicanti che brillano al sole di agosto.

Giovanni Verga diceva che coloro che appartengono alla fascia dei deboli, devono imparare ad accontentarsi di quel poco che hanno, perché il mondo è un pesce vorace pronto a divorarci.

Al termine della giornata, in una sala professori addobbata a festa, tutti salutiamo Ms.Meyers che con gli occhi verdi gonfi di lacrime ci spiega che finalmente ha deciso di prendere in mano la propria vita per fare quello che davvero le piace. Noi ascoltiamo sorridendo, ingoiando manciate di patatine e howevers. Il protocollo anglosassone impone sorrisi di circostanza e ottimismo contagioso. Il fatto che Ms.Meyers sia una madre single di trentacinque anni che sta lasciando un lavoro sicuro per inseguire followers virtuali è solo un dettaglio.

Verga a tal proposito era stato fin troppo chiaro: cercare di cambiare la propria condizione sociale significava compromettere irrimediabilmente quel poco che si aveva.

Ms.Meyers sorride radiosa mentre spiega a grandi linee i suoi piani per il nuovo anno, per il suo nuovo elettrizzante futuro. Nei primi mesi vivrà di monetizzazioni e carte di credito, dice di aver fissato degli obiettivi ambiziosi ma onesti.

Come poi era successo a padron ‘Ntoni dei Malavoglia, che per migliorare la condizione economica della famiglia, aveva comprato una grossa partita di lupini dall’usuraio del paese e alla fine aveva perso tutto.

Entro marzo punta a raggiungere cinquecentomila visualizzazioni, entro la fine dell’autunno il milione. Noi adesso ascoltiamo masticando salatini e tocchettini di lingua sfoggiando benevoli sorrisi di circostanza. I più disinvolti si spingono a commenti arditi del tipo ‘grande piano’, ‘ottima idea’, nessuno però, ha il coraggio di dire che andrà tutto bene.

L’American dream si consuma bruciando pian piano tra le pieghe delle nostre coscienze. Tutti soffiamo per rinvigorirlo, imponendoci di essere ottimisti e propositivi, ravvivando la timida brace scarlatta che fa capolino da sotto una spessa coltre di cenere bianca.

Ms.Meyers saluta ed esce dalla sala professori portandosi dietro il suo carico di sogni e di lupini presi a credito. Noi le contiamo i passi seguendola mentalmente mentre attraversa per l’ultima volta il corridoio sul lato ovest. Ora dovrebbe essere nella main lobby, starà salutando George il bidello che le apre la porta. Adesso starà attraversando il piazzale dirigendosi a passi incerti verso il suo piccolo SUV. Ha messo in moto e sta svoltando con calma su White Oak. Adesso imbocca per l’ultima volta la strada della sua nuova vita, senza rimorsi, abbandonandoci ai nostri meschini calcoli.

Saremo una decina in sala professori, ma c’è un silenzio indigesto cullato dal ronzio del frigorifero. In questa stanza che ricorda tanto una sala d’aspetto di una stazione di periferia, ognuno è convinto di essere  lì di passaggio. Tutti invidiosi di chi, come Ms.Meyers ha trovato il coraggio di uscire dal labirinto di mediocri certezze, tutti atavicamente gelosi delle nostre piccole vite fatte di gesti insignificanti e ripetitivi: bollette da pagare, rate delle macchine e pensioni da riscuotere a fine carriera. Piccole cose, a cui siamo disperatamente attaccati, come ostriche agli scogli.

Alla Silvana High, un insegnante su tre ha un canale Youtube, solo in questa stanza riconosco un manipolo di colleghi che cullano sogni di gloria e aspettano il salto di visualizzazioni; è solo questione di tempo. Mr.Cummings ha un canale di storia americana, Mr.Mitchell ha un canale musicale in cui canta cover di canzoni country, Ms.Ziegler ha un canale di video di esercizi di ginnastica, Mr.Roberts gioca a Minecraft creando castelli di carta io…

Beh io…

***

‘Proprio lei’ mi incalza Kenzie, ‘Allora me lo dice quanto monetizza?’

‘Ti ho detto che non… lo so…’ mento, ‘Vogliamo finire questa traduzione sì o no?’

Uriah alza la mano; ‘Mr.D io avrei finito… se vuole la leggo…’

Faccio un leggero cenno con la testa, come a dire – dai… sbrigati-

Uriah abbassa la testa sul foglio e comincia a leggere con piglio deciso il verso Latino: Dum loquimurfugerit invida/Aetascarpe diem, quam minimum credula postero’ Poi si addentra in una traduzione fitta di errori. Per prima cosa non si accorge che loquimur è deponente e lo traduce al passivo, poi confonde il nominativo di aetas con un accusativo plurale della prima declinazione. Io, una parola alla volta lo smonto rimarcando gli errori e lo rimonto, a dovere. Così, come spesso accade, mentre gli autori latini ci indicano la luna, noi ottusamente rimaniamo incollati a fissare le loro dita.

Mentre stiamo parlando il tempo invidioso sarà già fuggito. Cogli il giorno presente confidando il meno possibile nel futuro.

Orazio, Odi, I,11, 7-8

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BIBLIOGRAFIA

https://www.quora.com/Why-do-people-say-Im-so-jealous-when-they-really-mean-to-say-Im-envious-Has-this-become-an-acceptable-replacement

Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

One thought on “Veni Vidi Visa. Lezioni di new economy

  1. grazie. Articoli, belli, interessanti, si impara molto…. sono una pensionata che frequenta il corso di Mrs Gloria Brown a Como. Cordialissimi saluti e auguri per un altro fantastico anno. mariella

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