Damnatio Memoriae

‘Damnatio memoriae è una locuzione latina .

significa letteralmente ‘condanna della memoria’. 

Nel diritto romano indicava una pena 

consistente nella cancellazione di qualsiasi 

traccia riguardante una persona, 

come se non fosse mai esistita.’

Wikipedia

 ‘Mr D. posso mangiare nella sua aula?’

Alzo gli occhi dalla pasta fredda e vedo Kenzie davanti alla porta. Ha la testa bassa e un lunchbox rosa tra le mani. Non è truccata, non è vestita con i soliti vestiti di carta velina che lasciano poco all’immaginazione, sembra tremendamente stanca e indifesa.

‘E perché non vai in mensa?’

‘Non lo so…perché? Non posso restare qui?’

‘Successo qualcosa?’

Non faccio in tempo a finire di formulare la domanda che in un certo senso mi sento già un po’ più scemo. L’amministrazione ha rimosso i fiori e gli striscioni dall’atrio. C’è come un ordine  non scritto che impone di tornare alla normalità. L’ordine fa gioco forza con una gran voglia di voltare pagina, come se niente fosse successo.

‘Non proprio… solo che… davvero non ho voglia di vedere nessuno’

Catullo ha provato a spiegarlo in tempi non sospetti: Quare id faciam fortasse requiris nescio sed fieri sentio et excruicior; forse ti chiedi come faccia ma non lo so, ma so che succede e ci sto male. Quello che vogliamo razionalmente non viene sempre recepito dal cuore e si finisce con lo stare da schifo anche quando il cervello ci ordina di stare bene. Messaggio non sequitur, e allora Pascal lo ha ribadito in tempi più recenti:il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Fino ad arrivare a Max Pezzali e gli 883: Una quotidiana guerra con la razionalità bla bla bla…

‘Ok Kenzie… lascia la porta aperta e siediti là su quel puff… no più in là… ecco’

Evitate di rimanere da soli in aula con gli studenti. Se proprio capita, lasciate la porta aperta e sedetevi in un punto dal quale le telecamere del corridoio vi riprendono. Tutelatevi…

‘Mr.D…’

‘Dimmi Kenzie…’

‘Anche lei è emozionato per il Thanksgiving?’

C’è come un desiderio di andare indietro nel tempo e tornare bambini, dove le cose brutte non succedono, dove in fondo si può ancora far finta che tutto sia banalmente normale.

‘Sono contento di stare a casa… è da settembre che non abbiamo uno straccio di vacanza… tu?’

‘Molto…’

‘Ma tu festeggi a pranzo o a cena?’

‘In che senso, Mr D.?’

‘Fate un pranzo o una cena per festeggiare Thanksgiving?’

‘Mr D., thanksgiving si festeggia a metà pomeriggio, tipo verso le quattro, quattro e mezza…’

‘Ah… vedi? Mica lo sapevo… e dove lo festeggi?’

‘Un anno a casa di mia madre e un anno a casa di mio padre’

‘E quest’anno a chi tocca?’

‘A mio padre…’

‘Ma se mangiate alle quattro, prima che si fa?’

La voce di Kenzie è alla disperata ricerca di magia, ma suona stanca. ‘La mattina facciamo i pancakes e li mangiamo mentre guardiamo la sfilata di Thanksgiving di Macy a New York City alla televisione… Mia sorellina e gli altri bambini prendono un…

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La Collana Hey, sembra l’America – Duemiladiciannove- sarà presto un libro.

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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