Crisi D’identità Americane

Negli ultimi giorni Baltimora è sferzata da un vento gelido proveniente dalla baia. Le temperature sono crollate a tradimento passando dai quindici gradi mattutini delle prime settimane di ottobre ai due gradi scarsi.

Gli studenti più diligenti hanno meticolosamente riposto negli armadi i vestiti estivi proponendo hoody, felpe con il cappuccio, dai colori foschi. Davanti alla spianata della scuola le piante hanno lasciato cadere sul piazzale generosi cumuli di foglie amaranto, cremisi e ambra che hanno ricoperto il cemento grigio dell’asfalto come coriandoli di un improbabile carnevale al contrario. La carovana di pullman scolastici gialli che ogni mattina sfila ordinatamente davanti all’entrata sferza le foglie in aria, come a sfidare la forza di gravità. Le foglie rosse e gialle tritate dal vento danzano vorticosamente incuranti degli alunni con gli hoody e gli air pod nelle orecchie per poi ricadere dolcemente sul fondo di un cielo concavo. Nell’aria c’è odore di freddo umido del Maryland che gonfia le narici e impasta i polmoni.

Che l’estate abbia ceduto il passo  all’autunno lo si può anche capire facendo un giro nei centri commerciali, dove gli alberi di Natale sono già in vendita, allineati meticolosamente accanto ai cestoni di caramelle di Halloween e ai pentoloni per cuocere il tacchino per il giorno del ringraziamento. Questi piccoli segnali, uniti al freddo e alle giornate che si accorciano a vista d’occhio, ci ricordano che l’anno scolastico sta entrando nel vivo.

Durante la prima ora, in una classe che sembra una camera iperbarica, propongo un’improbabile lezione di Latino continuamente interrotta da improvvisi scarichi di tosse e sternuti incontrollabili e incontrollati dei miei studenti.

La classe è in modalità defrost, anche perché i riscaldamenti non sono ancora partiti, ma in compenso l’aria condizionata non ha mai smesso di funzionare con il risultato che i bocchettoni sul soffitto alitano ingenerose folate di bora gelida sulle nostre teste che sembrano adagiate sui fondali del Cocito. Gli alunni più scrupolosi si imbacuccano negli hoody, il resto di noi si protegge come può, magari acquattandosi tra due puff che ancora infestano la mia aula di Latino o utilizzando qualche compagno di sventura come scudo umano.

Mi sfrego le mani e mi avvio verso la lavagna per scrivere una frase in Latino quando Kenzie alza una gelida manina.

‘Hey Mr.D, ma lo sa che forse siamo parenti?’

Fisso Kenzie: un viso rotondo con due impercettibili fossette ai lati delle guance, capelli biondi, occhi chiari e corporatura piccola con gambe tozze e robuste. Io e lei parenti? Chissà… forse questa è la prova tangibile che il freddo crea precoci effetti di demenza senile. Dal mio punto di vista io e Kenzie siamo come i felini e i canini, Joker e Batman, la Juventus e l’Internazionale, Diana e Apollo,  il parmigiano e l’impepata di cozze.

Kenzie continua a sorridere con fare sornione poi dice: ‘sa, l’altro giorno mio padre biologico mi ha regalato un kit del DNA…’

‘Un cosa?’ La interrompo tramortito.

‘Dai Mr.D’ Prosegue lei trattandomi con sufficienza. ‘Un kit del DNA, quelli che si comprano da Walmart per vedere il tuo quadro genetico e da dove vieni…ma da dove viene?’

In effetti l’avevo letto sul giornale, ma avevo catalogato la notizia sotto la voce di fake news o pesci d’aprile. A quanto pare, centinaia di migliaia di americani si sottopongono volontariamente al test del DNA per risalire alle loro origini. Il test è un kit che viene di norma acquistato in farmacia e comprende un raccoglitore di saliva e istruzioni dettagliate più una busta preaffrancata. In sostanza basta sputare nel kit e regalare i propri codici genetici ad una ditta che per novanta dollari fornisce al cliente una lista di tutte le etnie che compongono il suo quadro genetico. I nomi di questi kit sono Hollywoodiani: Ancestors, my heritage, living DNA, Vitagene, Origin3n.

‘Ebbene’ Conclude Kenzie ‘Io sono trenta percento irlandese, venti percento gallese, cinque percento bulgara bla bla bla e un percento italiana…’

La classe si sveglia dal permafrost e ognuno comincia a snocciolare i dati del proprio DNA. Ester dice di essere babilonese, ma anche…

Vuoi leggere di più? 

La Collana Hey, sembra l’America – Duemiladiciannove- sarà presto un libro.

Published by excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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