Pep Rally

La classe mi ascolta in modalità setup language,  nel senso che oggi io e i miei alunni parliamo lingue differenti. La lezione del giorno propone l’insegnamento del periodo ipotetico dell’irrealtà attraverso una serie di domande al limite del paradossale. Io scrivo la domanda alla lavagna e gli studenti devono rispondere con frasi complete sui loro fogli.

La finestra alla nostra sinistra ci restituisce sprazzi di vita americana: trucks che sfrecciano lungo White Oak avenue, una camionetta dei pompieri che sopraggiunge a sirene spiegate e poco altro. Un cielo grigio tappezzato da nuvole ci ricorda che oggi pioverà.

Le prime due domande scorrono via lisce.

‘Uno: Preferiresti vivere in una villa nel mezzo del nulla o in un piccolo appartamento nel cuore di una metropoli?’

Gli studenti ascoltano pazientemente stravaccati sui loro puff e tappeti, pensano per qualche secondo poi cominciano a scrivere le loro risposte.

‘ Due: Preferiresti navigare su una piccola barca in un atollo incontaminato o in internet?’

Gli studenti scrivono senza neanche pensare catalogandola come domanda retorica.

Alla terza domanda gli studenti alzano gli occhi dal foglio come a chiedere: e questo adesso cosa vorrebbe dire?

Riformulo la domanda in modo più chiaro: ‘Preferiresti sposare una persona che ami ma non ti piace o una che ti piace ma che non ami?’

Nulla.

‘Forza ragazzi… pensate a Catullo: Qui potis est, inquis? Quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus. Come è possibile dici? Perché tale offesa costringe l’amante ad amare di più, ma a voler bene di meno.’

‘Ah sì quello là…’ Rispondono loro senza troppo entusiasmo.

‘Quindi?’ Li incalzo senza troppa convinzione.

Loro si sforzano di capire ma con fortune alterne.

Kenzie alza una gelida manina spavalda: ‘Mr.D, ad ogni modo io dovrei andare in palestra a quest’ora’

‘E perché mai?’ ripondo deluso, seccato, piccato.

Kenzie mi fissa con un’espressione tra l’esterrefatto e lo scioccato, come a dire che la mia domanda ha forse meno senso di tutte le domande impossibili che ho formulato fino ad ora.

La classe entra lentamente in modalità social scrollandosi di dosso le ultime scorie di Catullo e del periodo ipotetico, che poi a dirla tutta per i miei alunni volere è potere. Determinati come Giulio Cesare e ostinati come Vittorio Alfieri, o forse solo pragmaticamente teenager ‘mericani. ‘I want it all and I want it now’.

‘Mr D. oggi all’ultima ora abbiamo il pep rally!’

Metto a fuoco la classe e solo adesso mi accorgo che tutti sono vestiti di verde e bianco, i colori sociali della nostra scuola. Ma come ho fatto a dimenticarmene? Oggi alla quarta ora la scuola si radunerà in palestra per celebrare le future e passate glorie sportive della Silvana High.

Il pep rally è un fenomeno tutto americano. Studenti delle scuole superiori all’inizio della stagione sportiva si radunano in palestra per festeggiare. Lo scopo di questo evento mondano è quello di incoraggiare lo spirito scolastico e sostenere i membri delle varie squadre sportive.

Kenzie, in qualità di capitano delle varsity cheers leaders è di fatto una delle celebrità di questo evento.

‘Kenzie… vai pure…’ Dico con sufficienza.

‘Sì ma allora se è per questo devo andare anch’io’ Dice Alex, l’ armadio a muro di due metri, difensore della squadra di football.

‘E anche io’ Aggiunge Priscilla, rappresentante della squadra di robotica.

‘E io…’ la segue Uriah.

Poco alla volta tutti si alzano ed escono dall’aula lasciandomi davanti alle mie domande retoriche.

Vado con calma alla lavagna e scrivo l’ultima domanda per la mia nuova classe inesistente ‘Preferiresti essere in grado di leggere i pensieri di tutti o di dover dire ad alta voce tutto quello che pensi?’

Al termine della prima ora Mr.Cummings, il coordinatore del pep rally, si presenta davanti alla…

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La Collana Hey, sembra l’America – Duemiladiciannove- sarà presto un libro.

Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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