Si Sta Come In Maryland Sui Pali Della Luce Le Scarpe

L’autunno è iniziato da una settimana ma qui in Maryland il clima è decisamente estivo con temperature che sfiorano i trenta gradi. Gli studenti ringraziano mother nature, il global warming e l’ indian summer, non necessariamente in quest’ordine,  e dilapidano i pomeriggi a maniche corte e infradito lungo il waterfront della baia stipato di turisti con un gelato in mano e spessi occhiali da sole. I più temerari invece vanno a Fells Point e si godono una pinta e crab cakes sotto gli ombrelloni che perimetrano il pavé di Thames Street.

L’amministrazione dal canto suo, si muove in senso contrario ed è entrata a piè pari nella rivoluzione d’autunno fissando un collegio docenti dal titolo che strizza l’occhio a un film della saga di Guerre Stellari: ‘Scuola e metodi di apprendimento nel Ventunesimo secolo.’

Al termine delle lezioni, ci ritroviamo tutti in una biblioteca rimessa a lucido. Sui tavoli circolari gli amministratori hanno sagacemente distribuito dolciumi vari: bustine di cioccolatini Hershey’s, M&M’s e bottigliette d’acqua. La finestra che dà sul campo di lacrosse ci restituisce generose porzioni di sole e il vociare confuso di alunni che schiamazzano felici.

La preside sorride contenta, quasi emozionata. Di questi tempi per essere un dirigente scolastico bisogna prima di tutto affinare doti oratorie, forensi, istrioniche frammiste a cinismo e senso del denaro. Il suo discorso è prolisso e infarcito di congiuntivi esortativi, gerundi e gerundivi. Il messaggio, a differenza delle parolone utilizzate partorisce un topolino ed è surreale come una commedia di Pirandello.

La nostra scuola è troppo scolastica. Gli studenti non sono come noi, loro sono abituati a pensare fuori dagli schemi. Noi non sappiamo stimolare la creatività dei nostri alunni, li costringiamo a stare seduti nei banchi a imparare mentre nella Silicon Valley gli uffici sono scomparsi, persino nelle banche non ci sono più gli sportelli ma salette simili a loft dove i clienti possono investire, comprare, rateizzare. In sostanza siamo vecchi e dobbiamo reinventarci. Via i banchi, via le sedie, via i libri, via tutto.

Per capire i motivi di questa rivoluzione d’autunno, bisogna tornare indietro ai mesi estivi. A luglio, mentre noi docenti siamo a casa a goderci le vacanze, gli amministratori si chiudono per giorni in un ufficio per discutere su nuovi metodi didattici per aumentare la qualità del lavoro in classe.

Il risultato di questa tempesta di cervelli estiva, si manifesta a noi nei mesi autunnali e di norma scompare puntualmente subito dopo le vacanze di Natale, quando tutti con forzata calma si accorgono che il re è nudo e che i cambiamenti non solo non hanno migliorato la qualità delle lezioni, ma addirittura hanno inciso negativamente sulla simulazione del test che gli studenti dovranno fare in primavera.

La preside nel frattempo conclude il discorso elencando una serie di insegnanti che hanno entusiasticamente aderito a questa iniziativa riadattando le proprie aule ai nuovi precetti del Ventunesimo secolo. Li chiama affettuosamente  i miei Risktaker, manco fossero una sottospoecie di Pokèmon baciapile e ci invita ad applaudirli con sincero affetto. A parte l’immancabile Mr.Cummings, tra gli altri la preside cita il mio collega di Latino Mr.Mitchell.

La mattina successiva, durante la prima ora i miei studenti seguono la mia lezione in…

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Pubblicato da excathedra20

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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